L'origine del mondo in un quadro
Markus Zohner incontra il pittore Nando Snozzi
Nando Snozzi e Markus Zohner, RADIO PETRUSKA, Lugano, gennaio 2016.
Sei sicuro, Nando, che non sei un angelo? Una di queste anime rare che esistono per illuminare, per far piangere, per dare fiducia, per scacciare le paure? Una di queste poche persone, che non sono neanche persone, ma esseri che amano, che amano oltre il personale, oltre il quotidiano, oltre il piccolo mondo intorno, oltre il proprio io e le sue mille riflessioni? Io sì, ne sono sicuro. Sei uno di quei pochi pochissimi esseri fuori da questo mondo… E questa è la forza, o la bellezza, o chiamala come vuoi: non ti fai catturare. Ma dipingi e pensi e parli e scrivi e ridi e non hai paura di niente e di nessuno.
Ti dico LA CREAZIONE DEL MONDO e la prima cosa che mi rispondi è: parliamo allora de «L'origine du monde» di Gustave Courbet. Olio su tela, 46 cm x 55 cm. CAZZO che bellezza. Vieni a Lugano e discorriamo un po'. De «L'origine du monde» e di tutto il resto. Ci saranno quattro o cinque amici.
— l'invito di Markus Zohner a Nando Snozzi, gennaio 2016
Come nasce un quadro? Da dove viene l'impulso? Qual è quindi l'origine e, l'origine del mondo? Un incontro per scoprire le necessità della creazione artistica. L'origine del mondo. Ragioni, ricerche, mete.
Svegliarsi di colpo da un incubo e tuffarsi dritto in un sogno per non uscirne più. È più o meno così che Nando Snozzi ha vissuto il suo cambiamento di vita: da impiegato d'ufficio a pittore a tempo pieno. Un personaggio che ha trovato tutta la sua passione e la sua creatività nella pittura, forma di espressione e di pensiero a lui più cara. «Dipingere per me è un'urgenza, facendolo capisco di esistere»: basta questa sua affermazione per capire come la pittura abbia influito sulla sua vita e sul suo modo di vederla.
Della creazione del mondo, appunto, si parla durante l'intervista, così come di altri temi: lo stile di pittura da lui espresso, conscio, inconscio e subconscio, o ancora i suoi personaggi che come una lunga catena producono un lungo flusso istintivo, ma coordinato e intelligente. Un uomo con qualcosa in più degli altri, un uomo con «un braccio e mezzo» che ha trovato la forza ed il coraggio di esprimere ciò che sente senza paura di niente e di nessuno, un essere fuori dal mondo, crepuscolare come definito da Markus Zohner o, più semplicemente, come piace a lui definirsi: un «dinosauro blindato».
Continuiamo ad incontrare artisti, scienziati e persone della vita culturale, per indagare insieme a loro sulle idee, sulle scoperte e sui fenomeni scientifici e sociali, sulla creazione artistica, sulla vita umana come creazione, in tutte le sue forme ed espressioni, sulla spiritualità, pensieri e utopie. Sulla creazione del mondo: Arte | Scienza | Vita.
Questo episodio è il quarto degli otto incontri radiofonici pubblici registrati dal vivo a Lugano nel gennaio 2016.
Nando Snozzi nasce a Bellinzona il 16 novembre 1951, cresce a Monte Carasso. A vent'anni fa il contabile a Bienne. Una sera un uomo gli chiede: «E poi?». La domanda lo scardina. Lascia la professione, viaggia, incontra la cultura degli anni Settanta, entra a Brera, dove si diploma nel 1977 con una tesi su Art brut e l'arte diseredata, e poi all'Università Parigi VIII, facoltà di arti plastiche, con una tesi su Pasolini, Salò ed un segno contro…. L'Art Brut è la folgorazione: la possibilità di creare senza dover dimostrare nulla.
Dal 1981 lavora ad Arbedo, nel suo Atelier Attila — atelier, scuola di pittura e disegno, galleria. Un avamposto, un laboratorio, aperto a tutti: ha insegnato a centinaia di persone, dai ventenni ai settantenni, con un metodo essenziale: «Avanti, disegna». Ogni anno una mostra collettiva degli allievi. Dal 1995 al 2005 dirige le esposizioni I sotterranei dell'arte all'Antico Monastero delle Agostiniane di Monte Carasso; dal 2000 al 2002 insegna alla SUPSI; dal 2001 è consulente e co-curatore della Collezione Banca del Gottardo.
Il suo universo nasce da una doppia matrice, espressionista e surreale, e racconta la parabola del teatro umano: figure sgraziate, feroci, buffe, disperate, esseri umani e animali mostruosi in scenari post-atomici, in un luogo senza spazio e senza tempo, dove convivono sarcasmo, fantasia e umorismo. Lui stesso si definiva «anarco-espressionista», e diceva di dipingere «una pittura fatale». Il suo segno arranca, sale, inciampa: nessun virtuosismo, ostinazione. Un braccio paralizzato dalla nascita, e nell'altro, diceva, «ho immaginato doppia forza».
Dal miniaturistico al monumentale: murales (13 metri per 11 al centro civico di Arbedo, 1997), rotoli lunghi decine di metri (L'assurdo, I misfatti dell'anima, Segno sogno, Ipotesi per un delirio), quadri, disegni, acquerelli, sculture-pitture. E soprattutto la pittura agita dal vivo: dagli anni Ottanta performance e spettacoli in cui dipingeva accanto a musicisti e attori, in quella che chiamava una «trance ritmica» — arte, teatro e musica come espressione di una coscienza in cui «non dovrebbe sussistere arroganza di alcun genere».
Prima personale a Locarno nel 1977; poi Parigi, Losanna, La Chaux-de-Fonds, Berna, Zurigo, Olten, Lugano. Nel 1990 il Museo Cantonale d'Arte di Lugano gli dedica una personale; due Borse federali di belle arti; un'installazione alla Stazione Centrale di Zurigo per il Museo Nazionale Svizzero (1992); il Swiss Institute di New York (1997); nel 2015 la grande mostra Visidivisi al Museo Casa Rusca di Locarno. Le sue opere sono nelle collezioni del Museo Cantonale di Lugano, del Museo Villa dei Cedri di Bellinzona, della Confederazione Svizzera, del Cantone Ticino, della Banca del Gottardo, del Teatro Abeliano di Bari, del Centre Culturel ABC di La Chaux-de-Fonds.
Con la Markus Zohner Arts Company ha condiviso un lungo tratto di strada: due lunghe conversazioni radiofoniche per RADIO PETRUSKA, nel 2014 e nel gennaio 2016, e la performance Cappuccetto Infrarosso (2016), per la quale ha recitato e scritto. Non ha mai cercato riconoscimenti, e non ha mai ceduto: «né alle gallerie, né al mercato, né ai musei». Guardava con sospetto un mondo dell'arte sempre più monetizzato, e credeva che l'unica salvezza fosse restare fedeli al proprio lavoro.
È morto il 19 agosto 2026, a 74 anni, sulla spiaggia di Santa Maria Navarrese, in Sardegna, dove passava le estati.
L'archivio completo di Radio Petruska — oltre quaranta episodi delle serie La creazione del mondo, C.U.T.! The Sense of Life e Metamosaic — è in migrazione su questo sito.