Le mille voci del riso.
In morte di Nando Snozzi. Di Markus Zohner.
Questa lettera è la traduzione dell’originale tedesco, Die tausend Stimmen des Lachens.
Nando muore, tu resti orfano.
È difficile tirare avanti, continuare a tirare avanti, tirare avanti sempre, provare ad arare questa terra sassosa e a seminare, questo campo infinito, i cui solchi corrono in linee dritte, tese come corde, fino all'orizzonte, e all'orizzonte, che naturalmente è la fine, incontrano il cielo.
Nando muore, semplicemente. Entra in acqua, il suo amato mare, nuota e sguazza e si tuffa in questo mare che ha sempre chiamato il suo elemento, non l'acqua, ma il mare. Riemerge come una balena, come un delfino, senza peso e felice, l'acqua salata nella barba e nei capelli e il sole della Sardegna sulla pelle. Quando, terminato il suo tempo da mammifero marino, torna a terra, torna all'aria, diventa il gigante che è, e la sua risata la risata forte e roca fa tremare l'aria e si riversa come un grande fragore di felicità sul mondo, su piante, animali e uomini, e trasforma tutta la pece, cioè tutto, in oro, in oro puro. La gravità lo prende in suo potere e il sole sotto i suoi raggi, felice si trascina a riva come una foca, ride, rotola, il mondo intero nella sua risata risplende d'oro. Il primo pesce che lascia l'acqua per scrutare l'orizzonte si alza in piedi, fragoroso.
Qualcosa lo colpisce, un colpo possente abbatte l'uomo possente, e la forza la sua forza infinita si spezza si frantuma e con lei il riso, che si sfilaccia in mille voci nelle mille voci dei volti dei suoi quadri. Questi volti, i suoi volti, gli anfibi nudi e le scimmie dalle membra rigide, i lupi e i crani umani con catene e diamanti per occhi, gli uomini con le maschere antigas a becco e i generali e i serpenti, i galli coronati e gli oracoli a seno nudo accanto alla scrofa e tutti gli ibridi, i suoi ibridi, nel riso morente di Nando cominciano a sussurrare a gridare bisbigliare a sbraitare a ululare a gracchiare ad alitare a stridere e a biascicare, e per tutta l'eternità loro, che da lui sono stati portati in superficie alla luce davanti agli occhi di tutti noi, continueranno a sibilare e rantolare e frinire e balbettare e grugnire e piagnucolare e starnazzare e gorgogliare e mormorare. Mormorare. Mormorare ancora sempre ancora mormorare.
E noi, i suoi orfani, dobbiamo da soli, lasciati soli, soli senza di lui tirare avanti, continuare ad arare, continuare a seminare, soli su questo campo duro e vasto. Per fortuna ci sono i volti, i suoi volti, gli anfibi nudi e le scimmie dalle membra rigide, i lupi e i crani umani con le catene, che ci balbettano e chiocciano e piagnucolano e belano e gracidano, ci sono, sono con noi, accanto a noi, per proteggerci dal freddo dalla disperazione dall'essere soli, da questo terribile, da questo gelido essere soli al mondo. Sono con noi per tutta l'eternità, fatti dell'oro del suo riso galattico della sua fiducia e portati in superficie messi al mondo attraverso la sua forza la sua forza la forza della sua arte. Della sua arte.
Tirare avanti. Tirare avanti. Tirare avanti sempre. Arare, questo campo infinito e sassoso, i cui solchi corrono in linee dritte, tese come corde, fino all'orizzonte, e all'orizzonte, che naturalmente è la fine, incontrano il cielo.
Markus Zohner
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L'artista Nando Snozzi è morto il 19 agosto 2026 e ci ha lasciati orfani. La vita culturale del Ticino si è impoverita: abbiamo perso un grande amico, un collega, un alleato, un protettore, abbiamo perso un uomo meraviglioso.