Nando Snozzi, artista
L'arte e la follia come due facce dello stesso mondo
Nando Snozzi e Markus Zohner nell'Atelier Attila, Arbedo.
Nel contesto del suo progetto culturale triennale C.U.T.! la Markus Zohner Arts Company, con il suo progetto radiofonico PETRUSKA – The Sense of Life, ha incontrato l'artista bello e brutale Nando Snozzi.
In questo terzo incontro lo spirito libero Nando Snozzi e Markus Zohner dialogano sull'arte e sulla follia come due facce dello stesso mondo, sulla pittura come evasione, come spazio in cui la follia si separa dalla realtà. Entrambi riflettono sull'importanza della cultura come vero investimento, sulla casualità e la fatalità del destino.
Un'ora di riflessioni in cui il senso della vita e l'arte sono le protagoniste dell'intervista.
Il progetto radiofonico della Markus Zohner Arts Company all'interno del progetto culturale triennale C.U.T.: incontri di un'ora con artisti, teatranti, giornalisti e persone della vita culturale, sul senso della vita e su ciò che li muove.
Questo è il terzo incontro della serie.
Nando Snozzi nasce a Bellinzona il 16 novembre 1951, cresce a Monte Carasso. A vent'anni fa il contabile a Bienne. Una sera un uomo gli chiede: «E poi?». La domanda lo scardina. Lascia la professione, viaggia, incontra la cultura degli anni Settanta, entra a Brera, dove si diploma nel 1977 con una tesi su Art brut e l'arte diseredata, e poi all'Università Parigi VIII, facoltà di arti plastiche, con una tesi su Pasolini, Salò ed un segno contro…. L'Art Brut è la folgorazione: la possibilità di creare senza dover dimostrare nulla.
Dal 1981 lavora ad Arbedo, nel suo Atelier Attila — atelier, scuola di pittura e disegno, galleria. Un avamposto, un laboratorio, aperto a tutti: ha insegnato a centinaia di persone, dai ventenni ai settantenni, con un metodo essenziale: «Avanti, disegna». Ogni anno una mostra collettiva degli allievi. Dal 1995 al 2005 dirige le esposizioni I sotterranei dell'arte all'Antico Monastero delle Agostiniane di Monte Carasso; dal 2000 al 2002 insegna alla SUPSI; dal 2001 è consulente e co-curatore della Collezione Banca del Gottardo.
Il suo universo nasce da una doppia matrice, espressionista e surreale, e racconta la parabola del teatro umano: figure sgraziate, feroci, buffe, disperate, esseri umani e animali mostruosi in scenari post-atomici, in un luogo senza spazio e senza tempo, dove convivono sarcasmo, fantasia e umorismo. Lui stesso si definiva «anarco-espressionista», e diceva di dipingere «una pittura fatale». Il suo segno arranca, sale, inciampa: nessun virtuosismo, ostinazione. Un braccio paralizzato dalla nascita, e nell'altro, diceva, «ho immaginato doppia forza».
Dal miniaturistico al monumentale: murales (13 metri per 11 al centro civico di Arbedo, 1997), rotoli lunghi decine di metri (L'assurdo, I misfatti dell'anima, Segno sogno, Ipotesi per un delirio), quadri, disegni, acquerelli, sculture-pitture. E soprattutto la pittura agita dal vivo: dagli anni Ottanta performance e spettacoli in cui dipingeva accanto a musicisti e attori, in quella che chiamava una «trance ritmica» — arte, teatro e musica come espressione di una coscienza in cui «non dovrebbe sussistere arroganza di alcun genere».
Prima personale a Locarno nel 1977; poi Parigi, Losanna, La Chaux-de-Fonds, Berna, Zurigo, Olten, Lugano. Nel 1990 il Museo Cantonale d'Arte di Lugano gli dedica una personale; due Borse federali di belle arti; un'installazione alla Stazione Centrale di Zurigo per il Museo Nazionale Svizzero (1992); il Swiss Institute di New York (1997); nel 2015 la grande mostra Visidivisi al Museo Casa Rusca di Locarno. Le sue opere sono nelle collezioni del Museo Cantonale di Lugano, del Museo Villa dei Cedri di Bellinzona, della Confederazione Svizzera, del Cantone Ticino, della Banca del Gottardo, del Teatro Abeliano di Bari, del Centre Culturel ABC di La Chaux-de-Fonds.
Con la Markus Zohner Arts Company ha condiviso un lungo tratto di strada: due lunghe conversazioni radiofoniche per RADIO PETRUSKA, nel 2014 e nel gennaio 2016, e la performance Cappuccetto Infrarosso (2016), per la quale ha recitato e scritto. Non ha mai cercato riconoscimenti, e non ha mai ceduto: «né alle gallerie, né al mercato, né ai musei». Guardava con sospetto un mondo dell'arte sempre più monetizzato, e credeva che l'unica salvezza fosse restare fedeli al proprio lavoro.
È morto il 19 agosto 2026, a 74 anni, sulla spiaggia di Santa Maria Navarrese, in Sardegna, dove passava le estati.
L'archivio completo di Radio Petruska — oltre quaranta episodi delle serie La creazione del mondo, C.U.T.! The Sense of Life e Metamosaic — è in migrazione su questo sito.