Buona domenica, Arianna, tu che devi perdere il filo per ritrovarlo!
Sì, il mazzo di chiavi accanto al dentifricio. Sarebbe ancora lì, se alla fine non l'avessi trovato, per correre al treno in fretta e furia.
Eravamo rimasti alla brutale autodiagnosi di autoboicottaggio, con cui sulla strada verso la stazione mi sono di nuovo flagellato per bene (oggi niente brezel dal Brezelkönig!), e ai tanti richiami di chi mi legge: disordinato (Ursula), concentrati! (Giovanni), casinista! (Brigitte), sciattone! (Mutti).
Va bene, va bene.
Quando poi, seduto nell'Intercity, dopo un'eternità di respiro affannoso sono tornato in me e mi sono goduto il piccolo trionfo di essere risalito, nonostante (o grazie a) la momentanea perdita delle chiavi e quindi dell'orientamento, sul treno rapido della vita, ho cominciato a intuire che dovevano essere state all'opera forze diverse da quelle autodistruttive della nazionale inglese nella semifinale dei Mondiali di calcio.
La faccenda della chiave era una specie di gioco con me stesso, o contro di me. In altre parole: la chiave viene posata in un posto sbagliato mentre io, quasi consapevolmente, so che sto lanciando una sfida a me stesso. Una specie di trappola che ci si tende da soli: il futuro Markus la troverà qui?
Naturalmente la prima domanda va a Herrn Freud, che risponde cose sorprendenti. Il bravo bambino di cui racconta aveva un'unica abitudine fastidiosa: scagliare negli angoli delle stanze e sotto il letto tutti i piccoli oggetti di cui riusciva a impadronirsi, accompagnandoli con un suono prolungato che chi gli stava intorno imparò presto a decifrare:
Il bambino aveva un rocchetto di legno avvolto da un filo. Non gli venne mai in mente, per esempio, di trascinarselo dietro sul pavimento per giocarci al carretto: gettava invece il rocchetto, tenuto per il filo, con grande destrezza oltre il bordo del suo lettino velato, così che vi spariva dentro, pronunciando intanto il suo significativo o–o–o–o, e poi lo tirava fuori dal letto per il filo, salutando questa volta la sua ricomparsa con un gioioso «Da», «eccolo». Questo era dunque il gioco completo, sparizione e ritorno, di cui per lo più si vedeva soltanto il primo atto; e questo veniva ripetuto instancabilmente come gioco a sé, benché il piacere maggiore appartenesse senza dubbio al secondo atto.1
Interessante.
Il rocchetto viene lanciato in modo che il ritrovamento resti possibile: legato a un filo, oltre il bordo di un lettino il cui interno è controllato soltanto da chi lancia. La mia chiave accanto al dentifricio non ha un filo, ma resta dentro casa: una perdita messa in scena là dove il «Da!», l'«eccolo!», è garantito, e la persona a cui il ritrovamento viene regalato è il mio io futuro.
Ma Freud va oltre, e racconta in una nota come il bambino stesso trovò la forma suprema di questo gioco: fare di sé la cosa che sparisce.2
A un certo punto riemergo dal buio della galleria del Gottardo, e il Lago dei Quattro Cantoni si gode il sole della sera che sfiora le cime tutt'intorno.
La chiave è il rocchetto, chiaro. O–o–o–o, il nascondersi in bagno, ed eccola lì, accanto al dentifricio! Ma con chi gioco questo gioco infinito, da tutta la vita, e ci sono ragioni ancora più interessanti del principio di piacere?
Il mio compagno di gioco non sono io stesso: la masturbazione, direi, non è il punto. Il mio io futuro è una buona creatura, un amico che mi diverte portare fuori strada e vedere brancolare di fretta per casa.
Ma c'è di più del principio di piacere e dell'istinto di gioco: c'è anche una specie di protesta, e un vago presentimento di grandezza. Dostoevskij!
Nelle sue Memorie dal sottosuolo racconta di un funzionario a riposo che dal suo scantinato pietroburghese inveisce contro la ragione: l'uomo, dice, farà sempre di nuovo esattamente ciò che gli nuoce, unicamente per dimostrare di essere libero.
«‹Due per due fa quattro›, questo non è più vita, signori, ma l'inizio della morte.»3
Essere liberi. Liberi, e non un tasto di pianoforte su cui le leggi della natura suonano i loro études.
E trovare la chiave appesa al suo gancio è la porta del limbo.
Un caro saluto,
e una settimana meravigliosa!
Markus
Fonti
- Sigmund Freud: Jenseits des Lustprinzips (Al di là del principio di piacere), Internationaler Psychoanalytischer Verlag, Lipsia/Vienna/Zurigo 1920, cap. II, qui pp. 11 s. (= Gesammelte Werke, vol. XIII). Traduzione nostra dall'originale tedesco del 1920.
- Ivi, p. 12, nota: «Un giorno in cui la madre era stata assente per molte ore, al suo ritorno fu accolta con l'annuncio: Bebi o–o–o–o!, dapprima incomprensibile. Risultò presto che il bambino, in quel lungo stare da solo, aveva trovato un mezzo per far sparire sé stesso: aveva scoperto la propria immagine nello specchio che arrivava quasi fino a terra e si era poi accovacciato, così che l'immagine nello specchio era ‹via›.» Traduzione nostra.
- Fëdor M. Dostoevskij: Memorie dal sottosuolo (1864), parte prima, cap. IX; il tasto di pianoforte nei capp. VII e VIII. La resa segue l'edizione tedesca di Hermann Röhl (1921); traduzione nostra.
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La guida completa alla canicola
Come arrivare con certezza fino a settembre, senza dover tirare le cuoia già in agosto
Ecco un'appendice alla nostra guida completa alla canicola, integrata con l'esperienza personale:
- Mettiti in salvo verso nord! Mentre il Ticino arrostisce nella padella delle Alpi meridionali, noi ce la siamo data a gambe e con treno e nave abbiamo superato qualche grado di latitudine verso nord. Alla calura infernale di Lugano (oggi: 36°) siamo davvero sfuggiti, e nel sud dell'Inghilterra, a freschi 25°, ci concentriamo sul presente. Ma anche qui il clima sta collassando: in luglio l'Inghilterra meridionale ha ricevuto solo l'1% delle precipitazioni abituali.4 Da otto settimane non piove; le foglie pendono flosce dagli alberi, l'erba è riarsa e le riserve idriche si stanno esaurendo. Le brughiere bruciano. Il governo ha proclamato lo stato d'emergenza. Diagnosi: siccità.
4 · Environment Agency: Drought declared in half of England, comunicato stampa, 29 luglio 2026: in luglio l'Inghilterra ha ricevuto solo il 7% delle precipitazioni abituali, l'Inghilterra meridionale l'1%.
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Il tempo che soffia
TEMPO.... Uno dei miei temi più intimi. Sì, hai ragione: a volte soffia; poi scorre via, poi corre, poi si ferma e si addensa in eternità. È la vita stessa? Almeno ne è uno dei parametri. E sempre le è immanente lo spazio! Una volta stavo nel deserto di sabbia: un cielo azzurro tocca all'orizzonte la superficie terrestre completamente piatta, coperta di sabbia bianca, abbagliante nel sole del pomeriggio. Nient'altro. Sto in piedi e guardo. Dopo un poco l'orizzonte comincia a pulsare. Si contrae fino al mio «punto di vista», si dilata nell'infinito. Ancora e ancora. Questo trasforma la mia percezione, poi la mia coscienza. Lo spazio diventa tempo. SPAZIOTEMPO-TEMPOSPAZIO. Di colpo ho capito Hegel e la sua frase sull'infinità della puntualità.
Christine Bott