Esplora
Pagina principale Lettere dallo studio Produzioni Workshop e Retreat
Lingua
Italiano Deutsch English
Contatto
studio@zohner.com
← Lettere dallo studio

Gabor Maté: il trauma infantile e la ferita che plasma la vita adulta

Gabor Maté, medico e autore di «Il mito della normalità», rivela come il trauma infantile, dall'abbandono alla paura trasmessa dai genitori, modelli il cervello, la personalità e la salute adulta. Le sue esperienze personali, dalla Budapest nazista al Downtown Eastside di Vancouver, mostrano come lo stress cronico e la repressione emotiva alimentino dipendenze, ansia e malattie croniche. Un'analisi che ridefinisce il trauma come ferita psichica profonda e duratura.

5 luglio 2026 · Adolfo Santoro · IT · 15 min di lettura

Illustrazione a china: la madre di Gabor Maté lo tiene in braccio nella Budapest occupata del 1944, la stella di David sul cappotto, il bambino dallo sguardo teso alla luce di una candela.

Gabor Maté è nato a Budapest, in Ungheria, nel 1944 da una famiglia ebrea.1

Egli scrive in Il mito della normalità:2

Il giorno dopo l’occupazione tedesca, mia madre telefonò al pediatra, chiedendogli se potesse venire a visitarmi: “Gabi piange quasi ininterrottamente da ieri mattina”. “Certamente”, rispose il medico, “ma deve sapere che tutti i miei pazienti ebrei mi stanno dicendo la stessa cosa: i bambini non smettono di piangere”.

Cosa potevano saperne i neonati ebrei di nazismo, guerre mondiali, razzismo e genocidio? Avevano semplicemente assorbito l’ansia dei genitori. Veniva trasmessa loro nel latte materno, la percepivano nel tono di voce del padre, nella tensione delle braccia e dei corpi che li tenevano stretti. I figli respiravano paura, ingerivano sofferenza. Eppure, continuavano a essere amati come i bambini di qualsiasi altro luogo. …

I saggi di Adolfo Santoro, ogni settimana via email: mente, società, potere, senso. Gratis.

In una fotografia che mi ritrae a quattro mesi, fisso direttamente la macchina fotografica, con l’espressione cupa e intensa di un bambino già molto più grande della sua età. Appaio teso, quasi impaurito. Il mio sguardo sembra passare attraverso l’osservatore, per cogliere una realtà lontana. Mia madre, sostenendomi un po’ rigidamente per le braccia, si protende con il volto verso di me e mi guarda rapita, esprimendo dolcezza e affetto. Per comprendere come mai un bambino così piccolo possa avere già un’aria sofferta e diffidente, basta dare un’occhiata alla destra della sua spalla: una stella di seta gialla appuntata sulla giacca di mia madre riflette il flash della macchina fotografica. È il marchio della vergogna e della discriminazione, che tutti gli ebrei erano obbligati a portare nei paesi caduti sotto il dominio nazista. …

Dopo la deportazione dei suoi genitori, mia madre voleva uccidersi. Restava sdraiata a letto per ore, in uno stato di completo abbattimento. “Tu mi hai salvato la vita”, mi ha detto mentre leggeva ad alta voce il diario. “Vederti nella culla, di fianco a me, era la sola ragione che mi spingeva ad andare avanti”. …

Quando aveva un anno, la madre di Gabor lo affidò alle cure di una sconosciuta per oltre cinque settimane per salvargli la vita. Al ricongiungimento con la madre, Gabor manifestò il suo senso infantile di abbandono e perciò non la guardò per diversi giorni.

Le deportazioni ripresero in autunno. A dicembre cercammo rifugio in una delle cosiddette ‘case protette’, sotto la fragile tutela nominale dell’ambasciata svizzera. Duemila persone venivano stipate in un edificio per uffici di due piani, in condizioni inimmaginabili … Tutti erano infestati di pidocchi. Mia madre non sapeva cosa darmi da mangiare. Presa dalla disperazione, mi affidò d’impulso a una perfetta sconosciuta …

Mi restituirono a mia madre tre settimane più tardi, quando l’Armata Rossa entrò a Budapest …

Mia madre mi ha raccontato che, quando la rividi dopo tre settimane di separazione, reagii come se fosse stata un’estranea. Per giorni, mi rifiutai di guardarla. …

I suoi nonni materni, originari della città di Košice, nell’attuale Slovacchia orientale, furono uccisi ad Auschwitz quando lui aveva cinque mesi. Sua zia scomparve durante la guerra e suo padre fu costretto ai lavori forzati per mano del Partito Nazista.

Ho raccontato la storia della mia infanzia per due ragioni. In primo luogo, è una perfetta illustrazione di come la relazione con le figure di attaccamento primarie e con i loro stati emotivi contribuiscano a modellare il nostro cervello, la mente e la personalità. …

I saggi di Adolfo Santoro, ogni settimana via email: mente, società, potere, senso. Gratis.

Il trauma come ferita psichica che rimane

Il suo pensiero si basa su un’idea fondamentale: molte patologie, dalle dipendenze alle malattie immunitarie, trovano origine nello stress cronico e nelle esperienze traumatiche dell’infanzia. Attraverso il suo lavoro, Maté ha trasformato il modo in cui comprendiamo il trauma e il suo impatto sulla salute, ispirando nuove strategie di cura e guarigione.

Maté ha affermato che il trauma dell’abbandono, della rabbia e della disperazione continua a plasmare la sua vita adulta, innescando conflitti simili che interpreta come minacce di abbandono, soprattutto nel suo matrimonio. Ne Il mito della normalità2 scrive a proposito del fatto che la moglie interrompe il suo rimuginare rabbioso contro i nazisti con un “Adesso piantala!” … “Il mio problema è che sono sposato con qualcuno che mi capisce?” è una mia tipica lamentela, pronunciata non del tutto per scherzo. Mia moglie, per mia grande fortuna, è una persona dotata di confini personali sani, che mi vede così come sono adesso e non è disposta a tollerare il peso delle mie prolungate e repentine incursioni in un passato ormai distante.

Il trauma è ciò che rimane dentro, e modifica il funzionamento del cervello e del corpo. Maté lo definisce come la risposta psicofisiologica a un evento estremamente doloroso che resta inelaborato:

I bambini che crescono in ambienti insicuri imparano a sopprimere le loro emozioni per adattarsi. Questa repressione può portare, in età adulta, a disturbi come ansia, depressione e dipendenze. Il trauma altera la regolazione neurochimica del cervello, creando vulnerabilità a stress, dipendenza e problemi di salute.

Il trauma non è ciò che ci accade […] Il trauma è la ferita psichica che subiamo. E i nostri traumi psicologici hanno un impatto per tutta la vita. … Il cervello dei bambini è estremamente plastico e sensibile alle esperienze ambientali. L’esposizione a stress tossico altera lo sviluppo della corteccia prefrontale (controllo emotivo), dell’amigdala (paura e ansia) e del sistema dopaminergico (motivazione e piacere). Questi cambiamenti aumentano il rischio di dipendenze, disturbi dell’attenzione e disturbi dell’umore. Maté suggerisce che molte condizioni diagnosticate come ADHD, ansia e depressione siano risposte adattative al trauma, più che malattie genetiche. … Nel mio lavoro di medico, ho scoperto che il trauma psicologico, la ferita, è alla base di molte delle cosiddette malattie, che si tratti di malattie autoimmuni o di cancro, o di varie condizioni di salute mentale.3

Il paradosso è che, per accorgersi di questa semplice verità e risalire ai suoi sensi di colpa e rabbia infantili vissuti al momento della separazione dalla madre, Maté ha dovuto percorrere la via dell’ayahuasca e delle sostanze psichedeliche.4

Lo stress cronico e le malattie della modernità

Lo stress cronico attiva continuamente il sistema nervoso simpatico, causando infiammazione e indebolendo il sistema immunitario. Le persone che tendono a reprimere le emozioni, specialmente la rabbia, hanno un rischio maggiore di sviluppare malattie.5 Individui con tendenze eccessivamente altruiste e incapaci di stabilire confini chiari sono più vulnerabili alle patologie croniche. Lo stress cronico è connesso alle malattie della modernità: malattie autoimmuni, cancro, diabete.

Per Maté le droghe, il cibo, il gioco d’azzardo e il lavoro compulsivo sono strategie di coping per alleviare il disagio interiore. La dopamina, il neurotrasmettitore del piacere, è spesso carente in persone con un passato traumatico, spingendole a cercare stimolazioni esterne.

Dalla Budapest nazista al Downtown Eastside: il lavoro di Maté

Nel 1956, la famiglia Maté emigrò in Canada. Fu studente durante il periodo della guerra del Vietnam, alla fine degli anni ‘60, e si laureò in Lettere presso l’Università della British Columbia a Vancouver.

Dopo aver lavorato per diversi anni come insegnante di inglese e letteratura nelle scuole superiori, Maté tornò all’Università della British Columbia per conseguire la laurea in Medicina e Chirurgia con specializzazione in medicina generale nel 1977.

Maté gestì uno studio medico privato a East Vancouver, nella British Columbia, per oltre 20 anni. È stato coordinatore medico dell’Unità di Cure Palliative presso l’Ospedale di Vancouver per sette anni.

Per dodici anni, Maté è stato il medico di base della Portland Hotel Society (PHS), un’organizzazione no-profit di alloggi di supporto originariamente con sede nel Downtown Eastside di Vancouver. Visitava regolarmente gli inquilini nelle loro stanze nei vari complessi residenziali della società. La maggior parte dei suoi pazienti presentava problemi di salute mentale e di abuso di sostanze, oltre a problemi di salute cronici come l’HIV.

Lavorando a fianco della fondatrice della PHS e infermiera canadese Liz Evans, Maté ha contribuito a sviluppare e promuovere iniziative di riduzione del danno e di Housing First sostenute dall’organizzazione, tra cui programmi di scambio di siringhe e di iniezione assistita. Ha prescritto il metadone senza richiedere o incoraggiare i pazienti a partecipare a programmi di trattamento o sedute di terapia. Inoltre, non sospendeva la prescrizione di metadone a un paziente che risultava positivo agli oppioidi illeciti.

Maté ha lavorato nella zona povera di Vancouver, dove maggiore è stata la diffusione tra i giovani dell’uso del fentanyl, una sostanza oppioide che è molto più pericolosa dell’eroina perché dà una sensazione istantanea di assenza di dolore. Sono quasi 100.000, negli Stati Uniti, i decessi annui per overdose da droga, molti dei quali connessi all’uso del fentanyl.6 Paradossalmente l’Europa è stata parzialmente protetta dalla dissuasione dell’uso del fentanyl dalle mafie,7 il che conferma, se non altro, gli accordi che esistono tra politica e mafia.8

La vera soluzione sta nel ritornare all’origine della connessione col respiro, col cuore e con la ritmicità della vita. È un tema troppo complesso per ridurlo a due parole!


  1. I dati biografici e le citazioni autobiografiche di questo articolo sono tratti dalle memorie di Gabor Maté, in particolare Una mente in frammenti (ed. originale Scattered Minds, 1999) e Il mito della normalità (con Daniel Maté, 2022). Per una sintesi cfr. il profilo «Addictions guru channels survival of the Holocaust into self-help empire», The Times of Israel

  2. Gabor Maté con Daniel Maté, Il mito della normalità. Trauma, malattia e guarigione in una cultura tossica, Roma, Astrolabio Ubaldini, 2023 (ed. originale The Myth of Normal: Trauma, Illness and Healing in a Toxic Culture, 2022). Le pagine autobiografiche sull’infanzia a Budapest sono tratte da questo volume; l’aneddoto compare, in forma più breve, anche in Una mente in frammenti (Scattered Minds, 1999). 

  3. Che lo stress tossico precoce alteri lo sviluppo della corteccia prefrontale, dell’amigdala e dei sistemi di regolazione emotiva è sostenuto dalla neuroscienza dello sviluppo: cfr. J. P. Shonkoff et al., «The Lifelong Effects of Early Childhood Adversity and Toxic Stress», Pediatrics, vol. 129, 2012, e i materiali dello Harvard Center on the Developing Child. Si tratta però di effetti probabilistici: nella maggior parte dei casi i bambini esposti crescono sani. 

  4. Il riferimento rimanda al lavoro di Maté sulla dipendenza, esposto soprattutto in In the Realm of Hungry Ghosts: Close Encounters with Addiction (2008). Maté ha discusso pubblicamente il proprio ricorso all’ayahuasca a scopo terapeutico e ha condotto ritiri fondati sul suo uso, oggetto anche di controversie con le autorità sanitarie canadesi. 

  5. Le tesi più radicali di Maté, che la repressione delle emozioni favorisca cancro e malattie autoimmuni, e che ADHD, ansia e depressione siano risposte adattative al trauma «più che malattie genetiche», sono contestate dalla medicina tradizionale. Ampi studi prospettici non hanno rilevato un nesso tra tratti di personalità e insorgenza o mortalità per cancro, e l’ereditabilità dell’ADHD stimata dagli studi sui gemelli è del 70-80%. Cfr. la rassegna «Gabor Maté claims trauma contributes to everything from cancer to ADHD, but what does the evidence say?», The Conversation, 2023. Il modello resta una prospettiva d’autore, dibattuta dalla comunità scientifica. 

  6. Il dato va precisato. Le statistiche ufficiali statunitensi (CDC/NCHS) registrano nel 2022 circa 107.941 morti per overdose da droga complessive e nel 2023 circa 105.007; di queste, i decessi legati agli oppioidi sintetici (in prevalenza fentanyl illecito) sono stati 73.838 nel 2022 e 72.776 nel 2023. Nel 2024 il totale è sceso a 79.384 e i decessi da fentanyl a 47.735 (-35,6%). La cifra di «quasi 100.000» corrisponde dunque al totale delle overdose da ogni droga, più che ai soli decessi da fentanyl (circa 70-74.000 al picco del 2022-2023). Fonte: NCHS, Drug Overdose Deaths in the United States, 2003-2023 (Data Brief 522) e 2023-2024 (Data Brief 549), CDC. 

  7. La minore diffusione del fentanyl in Europa è documentata, ma le agenzie specializzate (EUDA/EMCDDA, RAND, Brookings, Global Initiative Against Transnational Organized Crime) la attribuiscono alla struttura del mercato più che a una deliberata «dissuasione» delle mafie. L’eroina afghana, quasi l’intera fonte europea, per un mercato al dettaglio stimato in oltre 5 miliardi di euro nel 2021, è abbondante e a basso costo, e toglie alle reti criminali l’incentivo a introdurre il fentanyl. L’EUDA rileva «nessuna evidenza di coinvolgimento della criminalità organizzata» nella domanda di fentanyl e osserva che l’ecatombe nordamericana ha scoraggiato gli utenti europei. L’eccezione estone (crisi da fentanyl dopo il crollo dell’offerta di eroina nei primi anni 2000) mostra che si tratta di una protezione strutturale e contingente: il bando afghano del papavero del 2022 (-95% della produzione) potrebbe cambiarne le condizioni, e l’intelligence italiana segnala che la ‘Ndrangheta sta esplorando il mercato degli oppioidi sintetici. Cfr. EUDA, EU Drug Market: Heroin and other opioids, 2024. 

  8. L’esistenza di rapporti tra politica italiana e Cosa Nostra è documentata da sentenze definitive, in modo del tutto indipendente dall’osservazione sul fentanyl (che di per sé non la «conferma»). I due ancoraggi più solidi sono la condanna definitiva di Marcello Dell’Utri, cofondatore di Forza Italia, per concorso esterno in associazione mafiosa (Cassazione, Sez. I, 9 maggio 2014), e quella di Vito Ciancimino, DC, ex sindaco di Palermo, per associazione mafiosa (Cassazione, 1993). Nel processo Andreotti la Cassazione (15 ottobre 2004) ritenne provata la collusione con Cosa Nostra fino alla primavera del 1980, reato però estinto per prescrizione, con assoluzione per il periodo successivo. Per completezza va ricordato che la tesi della «trattativa Stato-mafia» è stata respinta in sede giudiziaria: gli imputati sono stati assolti in via definitiva (Cassazione, 27 aprile 2023). 

Domande?

Che cos’è il trauma secondo Gabor Maté?

Il trauma, per Gabor Maté, è la ferita psichica che deriva da un’esperienza dolorosa e persiste nel tempo. È la risposta psicofisiologica a esperienze non elaborate, come abbandono, paura o violenza, che alterano il funzionamento del cervello e del corpo. Maté sottolinea come il trauma infantile, in particolare, modelli la personalità e aumenti la vulnerabilità a dipendenze, ansia e malattie croniche.

In che modo il trauma infantile influisce sulla salute mentale adulta?

Il trauma infantile altera lo sviluppo delle aree cerebrali responsabili del controllo emotivo, della paura e della motivazione. Bambini esposti a stress tossico, come quello vissuto da Maté nella Budapest nazista, imparano a reprimere le emozioni per adattarsi, ma questa strategia può portare, in età adulta, a disturbi come depressione, ansia e dipendenze. Maté suggerisce che molte condizioni diagnosticate come ADHD o disturbi dell’umore siano in realtà risposte adattative al trauma.

Qual è il legame tra trauma e dipendenze?

Le dipendenze, secondo Maté, sono strategie di coping per alleviare il disagio interiore causato dal trauma. La carenza di dopamina, neurotrasmettitore del piacere, spinge le persone con un passato traumatico a cercare stimolazioni esterne, come droghe, cibo o gioco d’azzardo. Il lavoro di Maté nel Downtown Eastside di Vancouver ha mostrato come lo stress cronico e la repressione emotiva siano alla base di molte dipendenze, incluso l’uso di fentanyl.

Come si può guarire dal trauma secondo Maté?

Maté propone un approccio olistico che va oltre l’uso di sostanze o terapie tradizionali. La guarigione passa attraverso la riconnessione con il proprio corpo, il respiro e la ritmicità della vita. È un processo complesso che richiede di affrontare le ferite del passato, ristabilire confini sani e imparare a regolare ed esprimere le emozioni. L’esperienza personale di Maté con l’ayahuasca suggerisce anche il potenziale delle sostanze psichedeliche come strumento di esplorazione interiore.


Connesso a:

Accantonare o riscrivere le scene dolorose della nostra vita?
Riscrivere i ricordi e le memorie per andare al di là della propria storia personale ed entrare nella Verità della Realtà.

Adolfo Santoro esplora il rapporto tra memoria, trauma e guarigione, proponendo una riflessione su come affrontare le ferite del passato.

Pace, Ecologia, Responsabilità: Il nuovo blog di Adolfo Santoro
Siamo felici di poter presentare il nuovo blog dello scrittore, filosofo e psichiatra Adolfo Santoro. All'interno di BACKSTAGE Magazine.

Un approfondimento sul legame tra benessere individuale, responsabilità collettiva e salute del pianeta, temi che risuonano con l’approccio olistico di Maté.

Leggi anche:

Intelligenza artificiale e l'etica impossibile: tra curiosità e anestesia cognitiva
L'IA non genera etica: è uno specchio o un esoscheletro cognitivo? Dati su consumo energetico, sfruttamento umano e la biforcazione tra Sapiens e Automati. Come il critical prompting può salvare la neuroplasticità.

Adolfo Santoro analizza come la tecnologia possa anestetizzare la consapevolezza emotiva, un tema affine alla repressione delle emozioni trattata da Maté.

Cinghiali in Ticino: dalla caccia fallimentare alla gestione ecologica
Cinghiali in Ticino: 7–10 mila esemplari, 3.427 abbattuti nel 2023. La caccia fallisce: Corral Trapping e droni offrono alternative concrete.

Un articolo su come le politiche di gestione del territorio riflettano dinamiche di stress e adattamento, simili a quelle descritte da Maté nel contesto umano.

Italia e Ticino a confronto: l'adozione dell'IA tra ritardo e innovazione
Italia al 19,9% di utilizzo IA vs Ticino al 47%. Scopri le cause del ritardo italiano e la strategia ticinese per formazione, PMI e pensiero critico entro il 2026.

Un’analisi sulle strategie di adattamento tecnologico, che può essere letta in parallelo alle strategie di coping descritte da Maté.


Adolfo SantoroGabor MatéTrauma infantileSalute mentaleDipendenzePsicofisiologia del traumaStress cronicoBudapestDowntown Eastside Vancouver