Italia e Ticino a confronto: l'adozione dell'IA tra ritardo e innovazione
L'Italia si colloca agli ultimi posti in Europa per l'adozione dell'Intelligenza Artificiale (19,9% vs media UE 32,7%), con un divario marcato tra giovani e adulti. Il Ticino, invece, supera la media svizzera (47%) grazie a una strategia cantonale che integra l'IA nella scuola, nelle PMI e nella formazione continua, puntando su competenze pratiche ed etica.
L’Italia si posiziona tra gli ultimi posti in Europa per l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale (IA) generativa, con una penetrazione del 19,9% della popolazione tra i 16 e i 74 anni nel 2025, rispetto a una media UE del 32,7%1. Nel quadro europeo, l’Italia precede soltanto Romania e Turchia. È un bene? È un male?
L’uso è concentrato prevalentemente tra i giovani e gli adulti-giovani. Tuttavia, nella fascia 16-24 anni, solo il 47,2% utilizza strumenti IA, collocando l’Italia quasi all’ultimo posto in Europa per questa categoria2.
L’uso è direttamente correlato a un alto livello di istruzione. La tecnologia è utilizzata maggiormente da laureati e professionisti colletti-bianchi.
Le motivazioni all’uso dell’IA in Italia
Le ragioni che spingono all’adozione dell’IA in Italia comprendono:
- Efficienza lavorativa: aumento della produttività e automazione di compiti ripetitivi (47% dei lavoratori utilizza IA);
- Risparmio di tempo: 4 lavoratori su 10 risparmiano oltre 30 minuti nelle attività quotidiane;
- Supporto alla creatività e analisi: generazione di contenuti e sintesi di dati.
Secondo i dati più recenti pubblicati da Eurostat, l’ufficio statistico dell’UE, l’Italia è penultima nella classifica europea per uso dell’IA tra i giovani: tra i 16 e i 24 anni solo il 47,2% dei giovani italiani l’ha utilizzata, contro una media europea del 63,8%. In cima alla classifica si trovano Grecia (83,5%), Estonia (82,8%) e Repubblica Ceca (78,5%), mentre subito sopra l’Italia figura la Polonia (49,3%)2.
Eurostat sottolinea che i giovani europei tendono a integrare strumenti di IA in diversi ambiti della vita quotidiana:
- Istruzione: il 39,3% dei giovani usa l’IA a fini scolastici o di apprendimento, una quota molto superiore rispetto al 9,4% registrato nella popolazione generale;
- Uso privato: il 44,2% utilizza strumenti di IA per scopi personali, contro il 25,1% della popolazione complessiva;
- Uso professionale: l’impiego di IA in ambito lavorativo è simile tra giovani e popolazione adulta (15,8% contro 15,1%), poiché molti giovani non sono ancora entrati nel mercato del lavoro2.
Questi dati mostrano come, in Europa, l’adozione dell’IA generativa sia spesso correlata all’età: i giovani risultano quasi due volte più propensi a usare queste tecnologie rispetto alla popolazione complessiva tra i 16 e i 74 anni.
Le cause del ritardo italiano
Le possibili cause del ritardo italiano riguardano:
- Livelli di alfabetizzazione digitale e cultura tecnologica non omogenei sul territorio;
- Minore integrazione degli strumenti di IA nei percorsi didattici scolastici e universitari;
- Scarsa diffusione di competenze specifiche, nonostante l’aumento dell’uso di applicazioni digitali in vari settori.
Questi elementi, secondo alcuni analisti, rischiano di allargare il divario tecnologico tra l’Italia e gli altri paesi europei proprio in un momento storico in cui l’intelligenza artificiale sta trasformando settori chiave dell’economia e dell’istruzione. Con un’adozione di IA tra i giovani molto al di sotto della media UE, il Paese si trova di fronte alla sfida di rafforzare la formazione digitale e promuovere un uso consapevole e strategico delle tecnologie emergenti. La diffusione di competenze legate all’intelligenza artificiale non è solo un indicatore statistico, ma un fattore sempre più cruciale per la competitività e l’innovazione nel lungo periodo.
Il modello Ticino: adozione pervasiva e strategie formative
Mentre in Italia l’IA è spesso vista come un’opportunità di efficienza, specialmente per profili ad alta qualificazione, in Ticino l’adozione è più pervasiva e strutturata, con un forte focus sulla formazione scolastica e la competitività delle imprese locali. In Svizzera, l’IA sta vivendo un boom, con quasi la metà della popolazione (47%) che dichiara di utilizzare l’IA generativa, superando significativamente le medie europee3. L’uso è diffuso in tutte le fasce d’età, con forte adozione tra giovani in formazione e professionisti attivi.
Il DECS ticinese (Dipartimento educazione, cultura e sport) sta implementando una strategia per integrare l’IA nella scuola dell’obbligo e post-obbligatoria entro fine 2026, puntando su formazione docenti e pensiero critico4. Le motivazioni all’uso comprendono:
- Supporto pedagogico: uso dell’IA come tutor personalizzato e strumento didattico;
- Efficienza delle Piccole e Medie Imprese: automatizzazione, analisi di Big Data e aumento della competitività;
- Formazione continua: corsi specifici (AI’m ready!) per l’applicazione pratica nel lavoro quotidiano.
La strategia cantonale ticinese per l’IA
Il Governo ticinese, nel programma di legislatura 2023-2027, ha previsto l’obiettivo di elaborare una strategia cantonale per l’integrazione dell’IA nella formazione e nell’educazione, declinata per ogni settore scolastico. A questo scopo, nel 2024, il DECS ha costituito un gruppo di lavoro coordinato tramite il Centro di risorse didattiche e digitali (CERDD), coinvolgendo in una piattaforma di scambio, oltre ai portatori d’interesse scolastici della Divisione della scuola e della Divisione della formazione professionale, i principali interlocutori che in Ticino si occupano del tema dell’IA nell’ambito della formazione e dell’educazione. Tra questi:
- La Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI);
- Il Dipartimento formazione e apprendimento/Alta scuola pedagogica (DFA/ASP);
- La Scuola universitaria federale per la formazione professionale (SUFFP);
- L’Istituto Dalle Molle di studi sull’intelligenza artificiale (USI-SUPSI)4.
Il gruppo di lavoro sta lavorando al fine di elaborare una strategia cantonale con i seguenti obiettivi principali:
- Promuovere presso allievi e docenti una comprensione dell’etica e della responsabilità nell’uso dell’IA, incoraggiando la riflessione critica sugli impatti sociali, culturali ed etici delle tecnologie intelligenti, anche in relazione agli stereotipi di genere;
- Migliorare le competenze e le conoscenze dei docenti nell’ambito dell’IA, con un focus specifico sul contesto formativo, utilizzando le IA come supporti pedagogico-didattici utili per personalizzare e migliorare i processi di insegnamento e apprendimento;
- Migliorare le competenze e le conoscenze degli allievi nell’ambito dell’IA, aiutandoli a comprenderne i concetti fondamentali e a sviluppare competenze pratiche.
Ambiti di intervento della strategia
Il gruppo sta lavorando in particolare su alcuni ambiti:
- La formazione di insegnanti, dirigenti scolastici, allievi e allieve;
- Lo sviluppo di raccomandazioni didattiche;
- La proposta di buone pratiche;
- L’offerta di strumenti tecnologici adeguati, come ad esempio i software anti-plagio;
- Il rafforzamento di attività legate all’uso consapevole delle tecnologie e, più in generale, allo sviluppo di uno spirito critico nei confronti degli strumenti digitali.
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ISTAT, Cittadini e ICT - Anno 2025, comunicato stampa e statistical report, 15 dicembre 2025, https://www.istat.it/comunicato-stampa/cittadini-e-ict-anno-2025/: nel 2025 il 19,9% delle persone di 16-74 anni residenti in Italia dichiara di aver utilizzato strumenti di IA generativa nei tre mesi precedenti l’indagine, contro una media UE del 32,7%; l’Italia risulta penultima nell’Unione, davanti alla sola Romania (17,8%). ↩
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Eurostat, 64% of 16-24-year-olds used AI in 2025, EDN news article, 10 febbraio 2026, https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/edn-20260210-1: nella fascia 16-24 anni la quota di utilizzatori di IA generativa è del 47,2% in Italia contro una media UE del 63,8%; ai vertici della classifica figurano Grecia (83,5%), Estonia (82,8%) e Cechia (78,5%), all’ultimo posto Romania (44,1%) e subito sopra l’Italia la Polonia (49,3%); per i giovani europei, l’IA è impiegata per finalità formative dal 39,3% (contro il 9,4% della popolazione 16-74), per usi privati dal 44,2% (contro il 25,1%) e per scopi professionali dal 15,8% (contro il 15,1%). ↩↩↩
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Ufficio federale di statistica (UST), Usi dell’IA generativa da parte della popolazione nel 2025, comunicato stampa e tabelle dell’indagine Omnibus 2025 sull’utilizzo di Internet, dicembre 2025, https://www.bfs.admin.ch/bfs/it/home.gnpdetail.2026-0643.html: a tre anni dalla diffusione su Internet, il 47% della popolazione residente in Svizzera (3.000 intervistati di età 15-88 anni) dichiara di utilizzare l’IA generativa, con un tasso del 90,1% nella fascia 18-35 anni e dell’82,5% tra le persone con istruzione terziaria; nel confronto europeo la Svizzera si colloca al terzo posto, dopo Norvegia e Danimarca. ↩
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Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS), Repubblica e Cantone Ticino, Intelligenza artificiale e educazione, scheda istituzionale del Centro di risorse didattiche e digitali (CERDD), https://www4.ti.ch/decs/cosa-facciamo/intelligenza-artificiale-e-educazione: il Governo ticinese, nel programma di legislatura 2023-2027, fissa l’obiettivo di una strategia cantonale per l’integrazione dell’IA nella formazione; nel 2024 il DECS istituisce un gruppo di lavoro coordinato dal CERDD, con la partecipazione di SUPSI, Dipartimento formazione e apprendimento/Alta scuola pedagogica (DFA/ASP), Scuola universitaria federale per la formazione professionale (SUFFP) e Istituto Dalle Molle di studi sull’intelligenza artificiale (IDSIA, USI-SUPSI), con l’obiettivo di elaborare la strategia entro la fine del 2026. Cfr. anche laRegione, 30 maggio 2025, https://www.laregione.ch/cantone/ticino/1888193/ia-gruppo-lavoro-strategia-parenti-intelligenza-decs. ↩↩
Connesso a:

— Un’analisi delle strategie cantonali ticinesi per affrontare sfide ecologiche e sanitarie, con un approccio sistemico simile a quello adottato per l’IA.

— Riflessioni sulle implicazioni etiche e sociali delle tecnologie digitali, tra cui l’IA, e sul loro impatto sulla privacy e la libertà individuale.
Leggi anche:

— Un approfondimento sulle basi scientifiche della cognizione e dell’apprendimento, temi centrali anche nella formazione all’IA.
— Un confronto tra il pensiero machiavellico e le sfide della governance digitale, tra cui l’adozione dell’IA.

— Riflessioni sul rapporto tra tecnologia, mente umana e adattamento, con spunti utili per comprendere l’impatto dell’IA sulla psiche.
Domande?
Il ritardo italiano nell’adozione dell’IA è attribuibile a diversi fattori: livelli di alfabetizzazione digitale non omogenei sul territorio, scarsa integrazione degli strumenti di IA nei percorsi didattici scolastici e universitari, e una diffusione limitata di competenze specifiche. Questi elementi contribuiscono a un divario tecnologico che rischia di penalizzare la competitività del Paese nel lungo periodo.
Il Ticino ha avviato una strategia cantonale per integrare l’IA nella scuola dell’obbligo e post-obbligatoria entro il 2026. Il DECS ha costituito un gruppo di lavoro che coinvolge istituzioni come la SUPSI e l’Istituto Dalle Molle, con l’obiettivo di formare docenti e allievi, sviluppare raccomandazioni didattiche e promuovere un uso etico e consapevole delle tecnologie intelligenti.
Secondo Eurostat, i giovani europei integrano l’IA principalmente in tre ambiti: l’istruzione (39,3% per fini scolastici o di apprendimento), l’uso privato (44,2% per scopi personali) e l’uso professionale (15,8%, simile alla popolazione adulta). Questi dati evidenziano come l’IA sia diventata uno strumento trasversale nella vita quotidiana dei giovani.
L’adozione dell’IA è cruciale perché trasforma settori chiave dell’economia e dell’istruzione, migliorando l’efficienza, la produttività e la capacità di innovazione. Paesi con un’adozione avanzata dell’IA, come Estonia e Grecia, dimostrano come queste tecnologie possano ridurre i divari e favorire la crescita economica, rendendo la formazione digitale una priorità strategica.