DBR e teatro: dalla neurobiologia somatica alla leggerezza drammatica
Il DBR (Deep Brain Reorienting) offre una sinergia unica tra neurobiologia somatica e azione teatrale, permettendo agli attori di trasformare il dramma in leggerezza. Attraverso l’accesso ai circuiti profondi del tronco encefalico, questa tecnica consente di superare blocchi emotivi e dissociazione, favorendo una presenza scenica radicata e autentica. Uno strumento per registi e interpreti che unisce psicodramma, sogni e risoluzione del trauma.
Il mio maestro teatrale, Markus Zohner, ci ripeteva spesso: Ricordatevi che il primo pensiero è il pensiero di Dio, il secondo è quello del Diavolo. E con questo invitava a ricercare il bottom up dentro di sé — il dio — e a tenere in poco conto il diavolo, il top-down dentro di sé: invitava cioè alla tempestività dell’azione scenica.
Credo che attraverso l’uso della tecnica DBR (Deep Brain Reorienting) si possa riscrivere quanto ripeteva Markus in Ricordatevi che la prima sensazione/immagine è il pensiero di Dio, la seconda è quello del Diavolo.
La sinergia tra DBR e psicodramma
L’utilizzo della tecnica del DBR può offrire, all’interno di un gruppo di psicodramma, una potente sinergia tra la neurobiologia somatica e l’azione sociometrica. Mentre lo psicodramma lavora sulla scena, sul surplus di realtà e sulla relazione tra i ruoli, il DBR potrebbe intercettare i circuiti cerebrali profondi legati alla primissima risposta di orientamento allo shock e all’attaccamento. Il DBR permette, infatti, l’accesso al livello sotto-corticale, poiché si focalizza sulla sequenza neurofisiologica originaria che avviene nel tronco encefalico (collicoli superiori, locus coeruleus, grigio periacqueduttale) prima ancora che l’emozione complessa o il pensiero cosciente si strutturino.
All’interno del gruppo, questo permette al protagonista di rallentare drasticamente l’esperienza prima di agire sul palco, ancorandosi alle tensioni somatiche sottili (collo, testa, occhi).
Un’altra funzione del DBR all’interno di un gruppo di psicodramma potrebbe essere il contenimento della dissociazione nel gruppo: l’esposizione emotiva tipica dello psicodramma (come l’abreazione o il role-playing intenso) può talvolta rischiare di sovraccaricare il sistema nervoso o indurre risposte dissociative nei partecipanti con traumi complessi. Monitorare la tensione di orientamento (orienting tension) secondo i parametri DBR aiuta il soggetto a rimanere somaticamente radicato nel corpo, ampliando la sua finestra di tolleranza mentre si trova circondato dal campo gruppale.
Lo psicodramma è, infatti, intrinsecamente relazionale e utilizza il gruppo come matrice sociale di cura permettendo la rielaborazione del trauma relazionale e di attaccamento: poiché il DBR lavora sui circuiti profondi dell’attaccamento ferito e dell’orientamento al pericolo interpersonale, l’uso combinato consente di sanare le ferite somatiche primarie non solo a livello intrapsichico, ma risperimentando la sicurezza all’interno di un contesto sociale protetto e rispecchiante.
Diventa così possibile il passaggio dalla scarica all’integrazione: il DBR favorisce una forma di integrazione bottom-up (dal basso verso l’alto); quando un enactement psicodrammatico viene guidato dalla consapevolezza DBR, il protagonista non si limita a sfogare un’emozione, ma permette al sistema nervoso profondo di completare la risposta di orientamento interrotta, portando a un’autentica catarsi di integrazione anziché a una semplice riattualizzazione traumatica.
Dal dramma alla leggerezza: il DBR nell’allestimento teatrale
È possibile utilizzare la tecnica DBR anche nell’allestimento di uno spettacolo drammatico? Come gli Attori possono trasformare il dramma in leggerezza attraverso l’uso del DBR?
L’applicazione dei principi del DBR all’interno di un gruppo teatrale che affronta un dramma apre una prospettiva affascinante sul lavoro dell’Attore. Nelle pratiche teatrali, il rischio per l’Attore è quello di scivolare nel melodramma, nell’iper-attivazione emotiva o, al contrario, nella rigidità protettiva (freezing) per paura di sentire troppo il peso del testo. Il DBR offre strumenti neurofisiologici preziosi per trasformare questa materia oscura disinnescando lo shock e la tensione di orientamento.
Nelle scene ad alta tensione emotiva, infatti, gli Attori spesso contraggono involontariamente i muscoli del collo, delle spalle e degli occhi (la risposta di orientamento del tronco encefalico). Attraverso la consapevolezza DBR, l’Attore impara a riconoscere questa micro-tensione originaria. Rilasciando lo shock sottocorticale, l’Interprete evita il blocco muscolare e vocale, trovando una presenza scenica fluida e radicata.
Il rilascio e la spaziosità permessi dal DBR permettono il passaggio dal dramma alla leggerezza. La leggerezza in un testo drammatico non è superficialità, ma spaziosità interiore: è la capacità del performer di attraversare il dolore senza esserne schiacciato o risucchiato. Quando il sistema nervoso profondo (collicoli superiori e grigio periacqueduttivo) elabora il trauma originario senza l’urgenza di difendersi, la fisiologia dell’Attore cambia: dalla contrazione difensiva si passa a una quiete di base, una baseline più silenziosa (quieter baseline). Questa stabilità somatica permette all’Attore di pronunziare versi atroci con una limpidezza cristallina, svuotati dal ricatto emotivo e restituiti a una dimensione quasi mitica e catartica.
Usare il DBR come metafora o guida somatica nelle prove consente agli Attori di mappare fisicamente questo arco: il passaggio dalla chiusura difensiva all’apertura relazionale avviene non per sforzo intellettuale, ma come naturale evoluzione del sistema nervoso che ritrova la sicurezza nel contatto con l’altro. La leggerezza drammatica, in questo senso, diventa la vittoria della consapevolezza corporea sul terrore arcaico: l’orrore dell’inconcluso viene guardato dritto negli occhi grazie alla stabilità del tronco encefalico, liberando la bellezza della forma teatrale.
Sogni, autodirezione e risoluzione scenica
L’utilizzo del DBR in un gruppo teatrale che sta facendo un lavoro intensivo in funzione dell’allestimento dello spettacolo offre al Regista un’ulteriore opportunità: guidare in ogni Attore attraverso l’autodirezione nei sogni all’interno del processo di risoluzione scenica del dramma del personaggio rappresentato dall’Attore. L’utilizzo dei sogni all’interno di un percorso di prova intensivo trasforma il laboratorio teatrale in un crogiuolo tra inconscio e drammaturgia. Quando un Attore porta in prova il materiale onirico legato a un personaggio complesso, il sogno non viene interpretato in chiave psicoanalitica tradizionale, ma decodificato attraverso la lente somatica del DBR per risalire allo shock originario e alla ferita d’attaccamento.
Il sogno è infatti una mappa del tronco encefalico: nelle immagini oniriche degli Attori si manifestano le stesse tensioni di orientamento primordiale (collo, occhi, muscoli facciali) che il DBR intercetta alla base del cervello. Il Regista guida l’Attore a esplorare il sogno non partendo dalla trama verbale, ma rintracciando nel corpo la micro-reazione di shock o di rottura dell’attaccamento.
Il DBR può dunque essere utilizzato per attivare l’Io-Regista interno all’Attore, che può così autodirigersi. Il DBR postula, infatti, l’esistenza di un sistema di orientamento profondo che organizza la risposta dell’individuo prima ancora che subentri il pensiero cosciente. Sintonizzandosi su questa tensione somatica latente, l’Attore sviluppa una forma radicale di autodirezione. L’Attore cessa di subire le indicazioni esterne del Regista formale e impara a farsi Regista di se stesso: ascoltando il punto esatto in cui il suo sistema nervoso si contrae o si blocca di fronte al conflitto del Personaggio, l’Interprete individua la chiave d’accesso fisica alla scena.
Egli può così passare dalla tensione onirica alla risoluzione scenica: attraverso la focalizzazione sul movimento inibito del collo e dello sguardo (tipica della pratica DBR), l’Attore permette al sistema nervoso profondo di completare l’arco di orientamento interrotto nel sogno. Questo sblocco somatico trasforma la materia oscura del sogno in consapevolezza spaziale e corporea: l’Attore non rappresenta la disperazione del suo personaggio, ma la attraversa con una presenza biologica così limpida da risolvere il dramma in autonomia, trovando sul palco la propria misura di verità e catarsi.
Domande?
Il DBR (Deep Brain Reorienting) è una tecnica neurofisiologica che si focalizza sui circuiti profondi del tronco encefalico, come i collicoli superiori e il grigio periacqueduttale, per riorientare la risposta allo shock e all’attaccamento. Nel teatro, il DBR permette agli Attori di accedere a una presenza scenica più radicata, superando blocchi emotivi e dissociazione attraverso la consapevolezza delle tensioni somatiche originarie.
Il DBR aiuta gli Attori a riconoscere e rilasciare le micro-tensioni somatiche (collo, spalle, occhi) che emergono nelle scene ad alta tensione. Questo rilascio consente di evitare il blocco muscolare e vocale, favorendo una presenza scenica fluida e una trasformazione del dramma in leggerezza, intesa come spaziosità interiore e capacità di attraversare il dolore senza esserne sopraffatti.
I sogni rappresentano una mappa del tronco encefalico, rivelando tensioni di orientamento primordiale che il DBR può decodificare. Nel laboratorio teatrale, i sogni vengono esplorati non in chiave psicoanalitica, ma attraverso la lente somatica del DBR, per risalire allo shock originario e alla ferita d’attaccamento. Questo processo attiva l’autodirezione dell’Attore, permettendogli di risolvere scenicamente il dramma del personaggio con maggiore consapevolezza corporea.
Il DBR si integra con lo psicodramma intercettando i circuiti cerebrali profondi legati alla risposta di orientamento allo shock e all’attaccamento. Questa sinergia consente di ampliare la finestra di tolleranza dei partecipanti, contenendo la dissociazione e favorendo una catarsi di integrazione anziché una semplice riattualizzazione traumatica. Il DBR lavora sui livelli sotto-corticali, mentre lo psicodramma utilizza il gruppo come matrice sociale di cura, creando un contesto protetto per la rielaborazione del trauma relazionale.
Connesso a:

La prima parte: il DBR nei suoi fondamenti, prima che entri in sala prove.

Un approfondimento sul teatro come strumento terapeutico e di integrazione emotiva, con focus sull’empatia e la differenziazione.

Un’analisi dei fondamenti neurobiologici delle emozioni, utile per comprendere i meccanismi sottocorticali su cui agisce il DBR.
Leggi anche:

Un articolo che esplora il legame tra memoria implicita e trauma, con spunti utili per la comprensione del DBR.

Un approccio complementare al DBR per la gestione del trauma e la guarigione emotiva.

Un’analisi del trauma infantile e delle sue ripercussioni, con riflessioni applicabili al contesto teatrale e terapeutico.