Avignone 2026
Intervista alla Compagnia Baccalà
Buona domenica, Baubo, tu che facesti ridere perfino Demetra in lutto!
Con Camilla Pessi e Simone Fassari le nostre strade si sono incrociate in più occasioni. Sono due dolci anime che stanno vagando per il mondo: con i loro spettacoli Pss Pss e Oh Oh stanno incantando il pubblico in tutta l'Europa e oltreoceano. Pss Pss è andato in scena più di mille volte, in 53 paesi, su cinque continenti, raccogliendo quindici premi internazionali.
Sto cercando di cogliere degli attimi di incontro con Camilla e Simone in Ticino per la creazione di un nuovo progetto insieme. Un progetto che non ha ancora né nome né struttura e che esiste, come tutti i progetti creativi prima che le prime parole siano scritte e le prime azioni eseguite, soltanto nel mondo dei sogni.
Lettere dallo studio
Una lettera, quando c'è qualcosa da raccontare. Teatro, viaggi, scrittura, cammino, arte.
IscrivitiLa nostra compagnia, la Markus Zohner Arts Company, nel 1992 è stata ospite del Théâtre du Chien qui Fume. Abbiamo presentato PALPITATION, Grande opera delle passioni, spettacolo senza parole diretto da Alessandro Marchetti.
Un'esperienza unica, favolosa, sì, ma anche angosciante: facevamo spettacoli ogni sera, per quattro settimane. Ventiquattro di fila, solo il lunedì libero. Il pubblico entusiasta, gli applausi in piedi ma corti, perché il teatro doveva essere svuotato per la prossima compagnia, e la gente voleva vedere un altro spettacolo in un altro teatro.
Mi ricordo un calore infernale, infinite zanzare nella piccola camera con le pareti marroni affittata per viverci durante quel mese, e questa marea di artisti che giorno e notte cercava di attirare il pubblico, di convincere le persone, con più o meno successo, a venire a riempire il loro teatro, il proprio spettacolo.
Avevamo la fortuna di recitare al Théâtre du Chien qui Fume1, che è un vero e proprio teatro con 196 posti: ogni garage, ogni spazio pensabile per il periodo del Festival OFF viene chiamato teatro e affittato a ore, ad artisti affamati. Avevamo un quarto d'ora per montare, un quarto d'ora per smontare.
Si sono frantumati tanti sogni idilliaci durante quel periodo intenso, ma guardando indietro vedo che i frantumi, sotto l'arsura del lavoro, si sono poi ricomposti in qualcosa di molto più solido: ad Avignone ho imparato la professionalità.
Il sogno di essere teatrante, spaccato in mille pezzi, ha formato in me il mestiere del teatrante.
Intervista con Simone Fassari della Compagnia Baccalà
1. Avignone, questa volta.
Quante volte siete già stati ad Avignone? Quand'è stata la prima volta? Voi certamente sarete cambiati, ma sentite che è cambiato qualcosa anche là fuori: nell'atmosfera, negli spettacoli, nella loro qualità, nei loro contenuti?
La prima volta era il 2011. Mi sembra ieri ma allo stesso tempo un milione di vite fa. Poi ancora nel 2013, 2015, 2018 con Oh Oh, 2025, e ancora oggi. Vecchi ma buoni.
«Vecchi ma buoni» mi è appena stato detto da un amico clown: Siete come il vino buono.
La mia percezione è sempre la stessa. Concentrazione. Paura di non riuscire a dare il meglio di noi: E se non funziona? E se non viene nessuno?
Il cambiamento c'è ed è piuttosto imbarazzante. Vedo il qualunquismo dilagante, l'egoismo dirompente e la voglia di essere visti, ma non ascoltati veramente. Una visualizzazione alta su Instagram è motivo di chiacchiera al bar più che di una sala piena.
La città di Avignone, per una questione ecologica, decide di ridurre del 70% i manifesti in città e i flyer. Impone un tot a compagnia, quindi devono avere il bollino di autorizzazione. Ma non riduce la vendita di bottiglie di plastica, non sensibilizza sulla raccolta differenziata, ecc. ecc.
Quindi a me, personalmente, fa tristezza che si sia persa la poesia dei manifesti ovunque, della sincera e onesta battaglia tra le compagnie. Per me erano milioni di fiori che sbocciavano e che aspettavano di essere odorati e raccolti...
2. L'isola e il mondo.
Il vostro è uno spettacolo clownesco, uno spettacolo fuori dal tempo, che non dipende dalla politica, dalle guerre, da quello che succede fuori: è come un'isola nel mondo. Voi, come persone, come gestite questa cosa? I problemi del mondo, in questo periodo, vi toccano, vi prendono? Oppure vi sentite piuttosto dentro una capsula, dove cercate di preparare lo spettacolo, di essere pronti la sera, di concentrarvi, di tenere le intemperie fuori per potervi dedicare del tutto a quello che fate?
È un tema molto importante per me: ci soffro tanto e sono coinvolto psicologicamente in tutto quello che succede nel mondo. La questione palestinese, ad esempio, mi distrugge: mi sento inerme, inutile, e vorrei fare di più.
Noi cerchiamo di dare un valore umano con il nostro spettacolo, e credo che sia il nostro ruolo nella società. Dare amore, umanità, gioia, ed emozionare con cose reali!
Tante volte ho pensato (ancora oggi!) di mettere la bandiera palestinese dopo il nostro spettacolo o di fare un post su Instagram, ma non ho il coraggio, per due motivi: 1) spezzerebbe la bolla creata; 2) Camilla non lo farebbe, e non perché non le stia a cuore. Lei cerca di essere al di sopra di tutto, di non farsi intaccare dalle cose brutte, per essere in grado di dare solo cose belle.
L'unica cosa che faccio, la faccio privatamente: manifestazioni, social a mio nome e sostegno economico ad associazioni.
3. Artisti e richiamo della piazza.
Come riuscite a gestire la tensione fra l'essere artisti: esseri di fantasia, che durante lo spettacolo cercano una forma di trascendenza, e la realtà del Festival OFF, dove bisogna farsi pubblicità da soli, attirare la gente, creare attenzione intorno a quello che si fa?
Ai tempi di PALPITATION (prima assoluta 1987 a Lucerna, ad Avignone nel 1992) questo per me era uno dei problemi più grandi. Il teatro che facevamo la sera, per me, era uno spazio sacro. Quando la nostra agenzia ci chiese di andare travestiti per le strade a distribuire volantini, alla fine mi rifiutai: non ci riuscivo. Non eravamo obbligati e non era un dramma, ma per me restava difficile.
Voi come fate? Dovete andare in giro a creare attenzione per lo spettacolo della sera, oppure riuscite a staccarvi da tutto: andare in teatro, controllare la tecnica, assicurarvi che gli elementi per le acrobazie siano sicuri, e poi partire?
Distribuire flyer è la cosa più imbarazzante, faticosa e frustrante della mia vita di artista!!!!
Ricordo che la prima volta eravamo scioccati da questo rombante e imponente carnevale: ci sentivamo fiocchi di neve che atterravano sull'asfalto di Avignone in luglio!
Poi il colpo di genio: Tu urli? IO sto zitto! Tu ti muovi esageratamente? Io faccio slow motion! Tu dai (calpestando!!!) mille flyer al secondo? Io ne do uno! Tu balli con la musica e il megafono? Io faccio una verticale in silenzio!
Quindi restavamo in linea (soffrendo!) con il nostro spettacolo, e questa, secondo me, è stata una vittoria!
Poi, dal 2015, abbiamo ridotto drasticamente: sia per la stanchezza fisica, sia perché avevamo un ottimo team per le affiche (Tazio, fratello di Camilla), e per ultimo (pecco di presunzione, sorry) perché ci rendevamo conto che serviva a poco, visto che eravamo sempre pieni.
2025 & 2026: mai fatto flyer! (Ma non lo diciamo a nessuno!)
4. La maratona e i nervi.
Fare lo stesso spettacolo una ventina di volte in quattro settimane, sei sere su sette, è una maratona micidiale: da un lato per il corpo, con le vostre acrobazie estreme, dall'altro per riuscire a tenere i nervi sera dopo sera. Voi come la vivete? Che cosa cede per prima, e come fate a tenere i nervi ogni sera?
È un lavoro di precisione che va curato piano, come un falegname che ripristina un bel tavolo. Ognuno di noi ha dei ritmi da seguire: fisici, ma soprattutto mentali e di alimentazione.
Ci autoproteggiamo dai rumori dell'esterno, cerchiamo di arrotolare un filo senza tirarlo troppo, senza correre e senza mai guardare la fine, l'arrivo. Si cura il giorno, il presente.
Il falegname fa dei passaggi obbligatori per arrivare al prodotto finito: noi pure!
Cosa cede prima è difficile da stabilire. La stanchezza fisica poi arriva a quella psicologica. E, credo, viceversa.
5. La cosa più preziosa.
Qual è la cosa più preziosa di questo progetto di Avignone per voi? Non necessariamente la più bella: la più preziosa. Nel senso: che cos'è che avete il sentimento di creare, di dare, o di lasciare?
Credo siano l'energia e lo scambio con il pubblico che riceviamo giornalmente: qualcosa a cui ancora oggi quasi non credo. Smuoviamo e facciamo traballare anime vaganti, e questo credo sia la nostra benzina; e poi la cosa più preziosa è portarsi il ricordo di quelle anime soddisfatte di averci odorato. Gratitudine!
6. Cinque aggettivi per il libro.
Avete questo bellissimo progetto di creare un libro. Come ve lo immaginate? Dimmi cinque aggettivi!
Un libro in cinque aggettivi: sarà un libro alquanto corto! Hahaha!
Eccoli:
- Coinvolgente
- Sorprendente
- Divertente
- Il contrario di tradizionale
- Attimo fuggente
- Il tramonto a mare
La newsletter di Camilla e Simone
Le notizie della Compagnia Baccalà.
IscrivitiVai a vederli quando ti si presenta l'occasione!
Un caro saluto,
e una settimana meravigliosa!
Markus
Note
- Théâtre du Chien qui Fume, 75 rue des Teinturiers, Avignone: uno dei sei teatri permanenti della città, aperto tutto l'anno, fondato e diretto da Gérard Vantaggioli dal 1982.