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Il Regista come dio prima della Storia: metateatro e trauma transgenerazionale

Il Regista è il Protagonista Occulto del metateatro del cambiamento: in lui si agitano i Fantasmi della Storia Ancestrale e l’Immaginazione del Futuro. Attraverso la cosmogonia greca di Esiodo, la lettera esplora il ruolo del Regista come dio prima della Storia, chiamato a catalizzare la sintesi tra linearità e circolarità per un Cosmo sostenibile. Il mito greco, da Caos alla saga degli Atridi, esposto a uso del Regista.

· · IT · 13 min di lettura

Forza Markus, mandami anche le prossime Lettere dallo studio!

Illustrazione a china: su un palcoscenico di assi il Regista, di spalle, tiene tra le dita l'inizio di un'unica linea d'inchiostro che corre lungo il palco e disegna, nodo dopo nodo, la Storia del mito: la Terra distesa con il bambino alato, la pietra in fasce, la torcia, il vaso aperto, il carro, la fanciulla con la cerva, la vasca con la rete. Poi la linea sale in una spirale fino a un sole d'oro. Nell'altra mano, il falcetto che gocciola oro.

La visione complessa del Regista

Cara Compagnia di Markus Zohner,

in questo mio nuovo boccone dell’elefante nella stanza continuo ad approfondire la mia proposta di metateatro del cambiamento. Prima di esaminare l’arduità tecnica richiesta al Regista, agli Attori e ai loro Personaggi, ai due Attori sparsi tra il Pubblico e al Pubblico stesso, è necessario esaminare i temi della saga attraverso i Personaggi più o meno occulti, più o meno presenti in scena come maschere o come fantasmi.

Il Regista: Protagonista Occulto del metateatro

E comincio dal Regista, che è il Protagonista Occulto: in lui si agitano i Fantasmi della Storia Ancestrale e, soprattutto, l’Immaginazione del Futuro: è ben consapevole, come Euripide-discendente-di-Eschilo, del fatto che l’uomo, nella sua evoluzione, ha commesso l’ubris, il sacrilegio di nominare le cose, alterando in questo modo l’ordine della Natura; avrebbe avuto così la possibilità di costruire la mappa della realtà partendo dai principi etici, in modo da includere, all’interno di questi, anche l’estetica, l’essenzialità dell’eleganza … ma non lo sta facendo, per cui l’etica è l’ancella dell’estetica. L’eroe greco doveva essere καλὸς καὶ ἀγαθός, cioè bello e buono, doveva essere fedele all’immagine dell’Origine non ancora concepita del dio creatore … che è ovviamente il dio senza nome che è prima degli dei dell’Olimpo. Il Regista, insomma, deve essere consapevole di essere quello, il dio prima della Storia, chi sta facendo quella azione scenica. Deve essere consapevole del fatto che il peccato originale dell’uomo è essere entrato nella Storia, in cui si agitano i Fantasmi dell’Origine, trasmessi attraverso il mito che rappresenta scenicamente il Trauma transgenerazionale. La caduta dell’uomo è stata la perdita della coerenza con le Origini, per cui va alla ricerca dell’identità del Personaggio, piuttosto che fermarsi a conoscere la Storia, in modo da poterla contemplare, per poi cambiarla nei suoi nodi fondamentali … in modo da ricominciare dall’etica, caduta nella morale paura della sopravvivenza ad ogni costo, nella morale del controllo e del potere.

Il Regista deve dunque conoscere la Storia del mito rappresentato, in questo caso il mito greco. Lo espongo perciò a suo uso e consumo.

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La Trinità greca e la nascita del Cosmo

La prima Trinità, prima della Trinità cristiana di Padre-Figlio-Spirito Santo, che è probabilmente una sua filiazione, è la cosmogonia greca, descritta da Esiodo: il Cosmo non nasce da un unico dio, ma si sviluppa a partire da quattro entità primordiali, tre delle quali formano il primo vero motore dinamico dell’esistenza. Da Caos, lo spazio vuoto, il baratro primordiale, che preesiste ma è informe, che si muove eppure non si muove, nasce, infatti, la Storia attraverso la differenziazione della Trinità greca. Con la Trinità nasce il Luogo. Il Padre Tartaro è il luogo sotterraneo e oscuro, antitetico al Cielo: rappresenta le profondità della Terra. La Madre Gea è la Terra, la solida base del mondo, la grande madre generatrice. Il Figlio, Eros, è l’Amore, la forza divina dell’impulso generativo e dell’attrazione. Gea e Tartaro rappresentano la tesi e l’antitesi, la polarità cosmica, l’alto e il basso, la superficie e la profondità, la materia e il suo opposto impercettibile. Eros è l’elemento relazionale indispensabile, il principio che trasforma l’isolamento in relazione: senza Eros, Gea e le altre divinità primordiali non avrebbero potuto unirsi per generare il resto del pantheon e del mondo fisico.

Ma il numero 3 della Trinità rappresenta anche lo svolgersi di ogni Storia lineare; l’inizio, la parte di mezzo e la fine. Compito del Regista è di catalizzare la restituzione della Storia lineare alla Non-Storia circolare del Caos originario, in modo che la sintesi tra linearità e circolarità esiti nella Spirale, il terzo elemento della nuova Trinità, che rappresenta il progresso della Consapevolezza dell’Uomo nella sua capacità di con-vivere con tutti gli Esseri in un Cosmo sostenibile.

Crono, Zeus e la caduta nella Storia

Ma torno allo svolgersi della Storia.

Gea generò Urano, il Cielo, e insieme generarono i Titani. Urano, divenuto consapevole dell’ineluttabilità della Morte, comune a tutti quelli che entrano nella Storia, volle sfuggire dal non-Luogo della Morte. Cadde così nella trama del desiderio: Urano giaceva continuamente su Gea in un perpetuo amplesso. Ma il desiderio è connesso con la rabbia e con il possesso e Urano finì così a impersonare la polarità opposta ad Eros: Eris, figlia della Notte, portatrice di Discordia e di guerra. Mentre Eros unisce e dà la vita, Eris semina morte e distruzione. Urano agì allora con crudeltà e spinse nuovamente nel grembo di Gea, nel Tartaro, i figli, i Titani, che stavano per nascere, impedendo loro di vedere la luce. Sfinita dal dolore e dal peso di quella prigionia forzata all’interno del proprio corpo, Gea ordì un piano: estrasse dalle sue stesse viscere un metallo indistruttibile e con esso forgiò un grande falcetto affilato. Chiese poi aiuto ai suoi figli, ma solo il Titano più giovane, Crono, ebbe il coraggio di farsi avanti. Gea lo nascose dentro di sé e, quando Urano discese nella notte per accoppiarsi nuovamente con Gea, Crono con la mano sinistra immobilizzò Urano e con la destra impugnò il falcetto e gli recise i genitali. Urano si ritirò per sempre verso l’alto, staccandosi definitivamente da Gea. La separazione primordiale tra Cielo e Terra permise il regno di Crono e del Tempo: alla credenza del Luogo particolare di Urano, Crono aggiunse la credenza del Tempo particolare. Crono e i suoi fratelli Titani uscirono finalmente alla luce. Dal sangue dell’evirazione nacquero le Erinni (a loro volta, secondo Eschilo, figlie della Notte e apportatrici della vendetta spietata e del rimorso) e i Giganti.

Crono sposò la sorella Rea. Ma con la nascita del Tempo le Paure divennero Credenze e Crono credeva a chi gli profetizzava che sarebbe stato spodestato da uno dei suoi figli; perciò li divorava, il che era un’evoluzione rispetto a suo padre Urano, che non li faceva neanche venire alla luce. Disperata per la perdita dei figli, quando fu sul punto di partorire Zeus, Rea fuggì in una grotta a Creta, lì diede alla luce il piccolo in segreto e consegnò a Crono una pietra avvolta in fasce. Crono inghiottì la pietra senza accorgersi dell’inganno. Divenuto adulto, Zeus costrinse il padre a rigurgitare i fratelli. Iniziò così la Titanomachia, la guerra tra i vecchi Titani e i nuovi dèi, vinta da Zeus con l’aiuto dei Ciclopi. Questi, figli di Gea e Urano e fratelli di Crono, erano caratterizzati da un unico grande occhio in mezzo alla fronte; erano stati imprigionati nel Tartaro prima da Urano e poi da Crono, che temevano la loro forza; Zeus li liberò e i Ciclopi ricambiarono fabbricando le armi che permisero la vittoria degli dèi: la folgore di Zeus, il tridente di Poseidone e l’invisibilità di Ade. Zeus, Poseidone e Ade si divisero il potere: il cielo a Zeus, i mari a Poseidone e gli Inferi ad Ade. Gli dèi vittoriosi stabilirono la loro dimora sul Monte Olimpo.

Prometeo, Pandora e la condizione umana

L’Uomo ebbe origine da un Titano, Prometeo, che creò gli uomini dall’argilla e donò loro il fuoco rubato agli dèi. Per punire l’umanità, Zeus creò Pandora, la prima donna, il cui vaso, aperto per curiosità, liberò tutti i mali del mondo, lasciando dentro solo la speranza. Il Regista può migliorare la sua ispirazione tenendo presente qualche passo del Prometeo incatenato di Eschilo, ad esempio i versi 442-506, in cui Prometeo, in un monologo, elenca i doni da lui fatti agli uomini e le ragioni della sua ribellione al dispotico Zeus.

Zeus, dopo aver vinto la Titanomachia, imprigionò i Titani nel Tartaro. Ma Gea, infuriata e addolorata per il destino dei suoi figli, decise di spodestare gli dei dell’Olimpo incitando i Giganti contro di loro. Ella, inoltre, cercò di proteggere i Giganti cercando un’erba magica che li rendesse invulnerabili. Zeus tuttavia scoprì il piano, vietò al Sole, alla Luna e all’Aurora di splendere e, muovendosi al buio, tagliò l’erba prima che la Terra potesse raccoglierla, dando inizio a un’altra guerra, la Gigantomachia. Ma c’era al solito una profezia: gli dei non avrebbero mai potuto uccidere i Giganti da soli, ma era necessario l’aiuto di un eroe mortale, Eracle (Ercole). Il Regista può tener presente che le figure mitiche dei Titani, dei Ciclopi e dei Giganti rappresentano il processo di maturazione del cosmo: le forze caotiche della Terra vengono prima rimpiazzate da una sovranità severa (i Titani), poi imbrigliate dalla tecnica (i Ciclopi) e infine definitivamente rovesciate e imprigionate sottoterra (i Giganti), lasciando spazio all’armonia, alla giustizia e alla misura della civiltà degli dèi olimpici.

La saga degli Atridi: trauma e vendetta

Adolfo Santoro ha raccontato questa saga nel 2024: La saga degli Atridi come modello delle tragedie odierne (N.d.R.).

Ma come continua la Storia dopo Prometeo?

Deucalione, figlio di Prometeo, e sua moglie Pirra furono gli unici mortali a salvarsi dal diluvio universale mandato da Zeus. Il figlio della coppia, Elleno, era considerato il capostipite di tutti i popoli greci. Un suo discendente era Tantalo, inizialmente il favorito degli dei tanto che lo ospitavano nei loro banchetti. Tantalo ricambiò queste cortesie macchiandosi di una serie di misfatti (furti, rivelazione di segreti, menzogne e spergiuri) e di un crimine (offrì agli dèi le carni cucinate del proprio figlio Pelope per mettere alla prova la loro onniscienza); fu così scaraventato nel Tartaro, dove subì il supplizio di non poter mangiare o abbeverarsi perché cibo e acqua si ritraevano al suo cospetto.

Pelope, dopo essere stato resuscitato dagli dèi, si innamorò di Ippodamia, figlia del re di Pisa (una città del Peloponneso) Enomao, cui era stato profetizzato che sarebbe morto per mano del marito di sua figlia; per tale motivo Enomao sfidava in una gara di carri i pretendenti della figlia, li vinceva regolarmente, tagliava loro la testa ed esponeva i suoi trofei nel suo palazzo. Pelope corruppe l’auriga del re promettendogli una notte d’amore con Ippodamia; l’auriga tolse i perni delle ruote del carro di Enomao, il cui carro si ruppe durante la corsa. Pelope divenne re estendendo il dominio a tutto il Peloponneso, ma non mantenne la promessa con l’auriga e lo gettò in mare; prima di morire, l’auriga maledisse tutta la discendenza di Pelope.

Alla morte di Pelope, che era diventato sovrano di Micene, la popolazione fu chiamata a scegliere il successore tra due suoi figli: Atreo e Tieste. Tieste sedusse la moglie di Atreo, si fece regalare da lei un vello d’oro magico, che funzionava come prova del favore divino per il regno e divenne momentaneamente re di Micene. Ma Zeus preferiva Atreo e, tramite Ermes, fece promettere a Tieste che avrebbe ceduto il regno se il sole avesse mutato il proprio corso. Tieste acconsentì e Zeus fece mutare il corso al sole. Atreo divenne re ed esiliò Tieste. Per vendicarsi dell’adulterio e del tradimento, Atreo finse di perdonare Tieste e lo richiamò a corte con la scusa di una riconciliazione; fece uccidere i figli di Tieste, li smembrò, ne cucinò le carni e le servì al banchetto allestito per Tieste. Alla fine del pasto, Atreo mostrò a Tieste le mani e le teste dei figli; il sole di nuovo invertì il suo corso e Tieste maledisse la discendenza di Atreo. Accecato, a sua volta, dalla brama di vendetta, Tieste consultò l’oracolo di Delfi, che gli disse di generare un bambino dalla propria figlia; Tieste, mascherato, violentò la propria figlia Pelopia, che però, dopo la violenza, riuscì a sfilargli la spada dal fodero. Nel frattempo anche Atreo era colto da rimorsi e consultò l’oracolo di Delfi, che gli consigliò di far tornare Tieste; fu così che Atreo, nella ricerca di Tieste, incontrò Pelopia, la sposò e la condusse a Micene, dove questa partorì un bambino, Egisto, che Atreo credette essere suo figlio. Fu permesso a Tieste di rientrare a Micene. Quando Egisto ebbe sette anni, Atreo volle completare la sua vendetta; lo incaricò così di uccidere Tieste nel sonno con la spada che Pelopia aveva sottratto a Tieste; mentre Egisto stava per trafiggere Tieste, questi si svegliò, riconobbe la propria spada e intimò a Egisto di chiamare Pelopia, cui confessò di essere il proprietario della spada. Pelopia capì così da chi era stata violentata e si trafisse con la stessa spada. A questo punto, Tieste ordinò a Egisto di consegnare la spada nelle mani di Atreo, che si convinse del felice esito del suo piano. Ma Tieste rivelò poi a Egisto la sua vera identità e gli assegnò l’ultimo compito: uccidere Atreo. Egisto si infiltrò a Micene e uccise Atreo mentre questi era intento in un sacrificio. Tieste così si riprese il trono.

Con il ritorno di Tieste al potere, i giovani figli di Atreo, Agamennone e Menelao, furono costretti all’esilio e trovarono rifugio a Sparta presso il re Tindaro. Con l’aiuto del re i due fratelli tornarono a riprendersi Micene e cacciarono Tieste. Sposarono così le due figlie di Tindaro: Agamennone, diventato re di Micene, sposò Clitennestra e Menelao, diventato re di Sparta, sposò Elena.

Ma avvenne una nuova seduzione, quella del troiano Paride verso la bella Elena. E avvenne anche un’altra profezia, quella di Calcante, che predisse che le navi greche sarebbero partite per Troia solo dopo il sacrificio, da parte di Agamennone, della propria figlia, Ifigenia. Questo atto atroce avvenne sotto gli occhi di Clitennestra e del suo piccolo figlio, Oreste. Ma la dea Artemide salvò Ifigenia mettendo al suo posto, nell’altare del sacrificio, una cerva e trasportò la giovane nella terra dei Tauri, dove divenne sacerdotessa.

Durante i dieci anni della guerra di Troia Clitennestra divenne l’amante di Egisto. Al ritorno di Agamennone, che portava con sé la prigioniera Cassandra, Clitennestra ed Egisto tesero un tranello al re e lo assassinarono mentre faceva il bagno; uccisero anche Cassandra. Dopo il delitto, i due usurparono il trono di Micene.

Sette anni più tardi, il loro regno fu rovesciato quando Oreste tornò per vendicare il padre, uccidendo sia la madre che Egisto. L’oracolo di Apollo disse a Oreste che, per liberarsi dalle maledizioni, avrebbe dovuto portare in Attica una statua di Artemide caduta dal cielo, per cui Oreste vagò con l’amico Pilade nella terra dei Tauri, dove gli stranieri venivano sacrificati proprio da Ifigenia. Ma Ifigenia lo riconobbe e convinse il re dei Tauri che erano necessarie sia una purificazione di Oreste e Pilade, che si erano macchiati di matricidio, sia la precauzione di tener chiusi in casa i cittadini Tauri per il rischio di contagio; i tre così poterono trafugare la statua di Artemide e imbarcarsi sulla nave di Oreste per tornare in Attica, dove Ifigenia, da sacerdotessa, favorì l’abolizione dei sacrifici umani e dove avvennero i matrimoni di Oreste con Ermione, figlia di Menelao ed Elena, e di Pilade con Elettra, l’altra sorella di Oreste.

Questa saga può offrire infiniti spunti al Regista che può tenere presenti i contributi dello psicodramma e della psicogenealogia. Ma di questo e di altro ne scriverò la prossima volta.

Domande?

Qual è il ruolo del Regista nel metateatro del cambiamento?

Il Regista è il Protagonista Occulto: in lui si agitano i Fantasmi della Storia Ancestrale e, soprattutto, l’Immaginazione del Futuro. Deve essere consapevole di essere il dio prima della Storia, il dio senza nome che è prima degli dei dell’Olimpo, e deve conoscere la Storia del mito rappresentato, per poterla contemplare e poi cambiarla nei suoi nodi fondamentali.

Che cos’è la Trinità greca di cui parla la lettera?

È la lettura che Adolfo Santoro dà della cosmogonia descritta da Esiodo. Il Cosmo si sviluppa da quattro entità primordiali: da Caos, il baratro primordiale, nasce la Storia attraverso la differenziazione di tre entità, il Padre Tartaro, la Madre Gea e il Figlio Eros. Gea e Tartaro sono la tesi e l’antitesi, la polarità cosmica; Eros è il principio che trasforma l’isolamento in relazione. Santoro la chiama la prima Trinità e vede nella Trinità cristiana, probabilmente, una sua filiazione.

Qual è il compito del Regista di fronte alla Storia lineare?

Il numero 3 della Trinità rappresenta anche lo svolgersi di ogni Storia lineare: l’inizio, la parte di mezzo e la fine. Il Regista ha il compito di catalizzare la restituzione della Storia lineare alla Non-Storia circolare del Caos originario, perché la sintesi tra linearità e circolarità esiti nella Spirale: il terzo elemento della nuova Trinità, il progresso della Consapevolezza dell’Uomo nella sua capacità di con-vivere con tutti gli Esseri in un Cosmo sostenibile.

Quali versi del Prometeo incatenato consiglia la lettera al Regista?

I versi 442-506, il monologo in cui Prometeo elenca i doni da lui fatti agli uomini e le ragioni della sua ribellione al dispotico Zeus. Per la lettera l’Uomo ebbe origine da Prometeo, il Titano che creò gli uomini dall’argilla e donò loro il fuoco rubato agli dèi.

Che cosa annuncia la lettera per la prossima volta?

La saga raccontata nella lettera offre infiniti spunti al Regista, che può tenere presenti i contributi dello psicodramma e della psicogenealogia. Di questo, e di altro, l’autore scriverà nella prossima lettera.


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La stessa saga raccontata da Santoro nel 2024 come storia transgenerazionale, da Tantalo a Oreste: qui torna come la Storia che il Regista deve conoscere.

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