#GILGAMESH
Due attori, tanti microfoni, tanta fisicità: l’antica epopea sumera rivisitata con immagini e suoni in un viaggio teatrale ai confini del tempo.
L’epopea di Gilgamesh è uno dei più antichi poemi conosciuti e narra le gesta di un antichissimo e leggendario re sumero, Gilgamesh, alle prese con il problema che da sempre ha assillato l’umanità: la morte e il suo impossibile superamento. Questa primissima epopea nella storia dell’essere umano è stata rilevata su 12 colonne. L’epopea è anteriore ai poemi omerici (VIII sec. a.C.) e ai Veda indiani (1500 a.C.). Le prime redazioni sumeriche del poema sono fatte risalire ad oltre il 2000 a.C.
Da un testo così antico emerge una tematica di grande attualità nella nostra società. A distanza di 4000 anni, gli uomini sono ancora impegnati nella ricerca dell’immortalità.
Gilgamesh, per due terzi divino, per un terzo uomo, spadroneggia nella città di Uruk da lui fatta costruire con grande ingegno e sontuosità. Il suo potere si fa più oppressivo, finché gli abitanti di Uruk, stanchi dei soprusi, invocano gli dei. Gli dei creano Enkidu, una copia umana e rozza simile a lui per forza e coraggio. Dopo uno scontro Gilgamesh ed Enkidu diventano amici inseparabili e partono per nuove avventure. Ma per volere divino Enkidu deve morire. Gilgamesh, stravolto dal dolore per la perdita dell’amico, inizia un lungo viaggio che lo porterà lontano, oltre il mare, alla ricerca di Utnapishtim, colui che ha superato il Diluvio e che conosce il segreto dell’immortalità.