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I fuochi sul mare

Otto anni, un tema in classe, il panico davanti al foglio bianco e una storia inventata che raccontava più verità di qualsiasi resoconto fedele. Sul dubbio come ingrediente della scrittura.

15 marzo 2026 · Markus Zohner · IT · 3 min di lettura

I fuochi sul mare, lettera dallo studio di Markus Zohner
Lettera dallo studio, 15 marzo 2026. Immagine di copertina in arrivo.

Otto anni. Gennaio. Monaco di Baviera.

Si tornava a scuola dopo le vacanze di Natale e la maestra ci aspettava come sempre, una donna brutta, severa, con quella faccia che non sorrideva mai. La temevamo tutti credo. Io la temevo.

Primo giorno. Quaderno aperto. Tema: «La mia più bella esperienza delle vacanze.»

Eravamo stati in Inghilterra. Amici di famiglia in Suffolk, una casa con un giardino enorme e un cane che mi seguiva dappertutto. Prima di lui ero terrorizzato dai cani, la sua morte alcuni anni dopo un grande lutto per me. Era un cane grande, caldo, che puzzava di pioggia. L'Inghilterra era un mondo completamente diverso. Il cibo aveva sapori che non conoscevo: fagioli a colazione, toast fragranti con marmellata amara di arance. Si guidava dall'altra parte della strada e per attraversare la strada gli adulti mi tenevano stretta la mano perché immancabilmente guardavo nella direzione sbagliata.

Era stato meraviglioso. Ma quando sei un bambino di otto anni tutto è meraviglioso. Non hai ancora imparato a separare un momento dall'altro, a dire: questo sì, questo no. Tutto ha lo stesso peso. Il cane che mi leccava la mano. Le monete strane. La pioggia sottile. Mia madre che rideva.

La mia più bella esperienza.

Seduto al banco, la penna in mano, la maestra che ci guardava dall'alto con quegli occhi da tribunale, e io: paralizzato. Non potevo raccontare tutto, non c'era tempo, non c'era spazio, e poi come si racconta un intero mondo a una donna che non vuole un intero mondo ma una bella esperienza, una sola, chiara, con un inizio e una fine? Come fai a raccontare i fagioli a colazione, il cane che puzza, il treno che fa le scintille. I minuti passavano. Il tempo si stringeva come un nodo allo stomaco.

Ho cominciato a scrivere.

Ho scritto della traversata notturna col traghetto dall'Inghilterra all'Olanda, da Harwich a Hoek van Holland. Che ero salito sul ponte della nave con mia madre. Che era buio, un buio enorme, mare nero, cielo nero, senza confini. Che a un certo punto erano arrivati dei marinai con dei grandi barili. Li avevano aperti: olio, olio vecchio, scuro e denso, e lo avevano versato in mare. Poi avevano acceso delle torce e le avevano lanciate giù, nell'acqua. E l'olio si era acceso. Fuochi sull'acqua nera. Fiamme che danzavano sulle onde come animali vivi, arancioni e gialli contro tutto quel nero, e la nave proseguiva, e io mi giravo a guardare quei fuochi che diventavano sempre più piccoli, sempre più lontani, fino a diventare puntini, fino a sparire.

«Quella è stata la più bella esperienza di tutte le vacanze.»

Ottimo voto. E una stella, una di quelle stelle dorate che attaccava sul quaderno e che valevano più di qualsiasi giudizio. Ma chiaramente tutto quanto non è mai successo. Niente marinai, niente barili, niente olio in fiamme sul mare. L'olio probabilmente non si sarebbe nemmeno acceso così, sull'acqua. Ma mentre lo scrivevo lo vedevo, e mentre lo vedevo era vero. Più vero dei fagioli a colazione.

Il dubbio, quel dubbio che mi aveva paralizzato al banco: cosa racconto, come scelgo, chi sono io per decidere cosa è bello, non era il nemico. Era l'ingrediente. Senza quel panico non avrei mai scritto dei fuochi sul mare. Credo che il dubbio faccia parte della scrittura come il sale fa parte del pane: non lo senti, ma senza, tutto è morto.

Il confine tra ciò che è successo e ciò che scriviamo non esiste. Quella storia inventata da un bambino terrorizzato dalla sua maestra raccontava più verità di qualsiasi resoconto fedele. Raccontava lo stupore. Lo spaesamento. La bellezza e la poesia di un mondo sconosciuto visto dagli occhi di chi non sa ancora dare un nome alle cose.

Bisogna saltare. Oltre il dubbio su noi stessi, oltre il dubbio sulla bellezza di quello che facciamo. Saltare alla cieca. Dar fiamma all'olio oscuro. Scrivere.

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