Data poisoning e hasbara: come Israele prova a orientare l'IA per la propaganda di Stato
Secondo le inchieste di Axios e Haaretz, il governo israeliano ha finanziato una campagna di comunicazione, registrata negli Stati Uniti come attività di agente straniero, parte della quale punta a orientare il modo in cui i chatbot di IA trattano il conflitto in Medio Oriente.
Un governo straniero ha registrato negli Stati Uniti, alla luce del sole, un contratto da milioni di dollari per orientare il modo in cui i chatbot di IA trattano i suoi temi. Non è un crimine informatico nascosto: è un’attività legale, depositata presso il Dipartimento di Giustizia ai sensi del Foreign Agents Registration Act. Il caso Clock Tower X mostra un vuoto regolatorio: orientare l’IA su scala statale, oggi, è perfettamente lecito. E quasi nessuno se ne occupa.
Il data poisoning, o avvelenamento dei dati, è un tipo di attacco informatico in cui criminali informatici iniettano dati corrotti, fuorvianti o distorti nel set di addestramento di un modello di intelligenza artificiale (IA) e di apprendimento automatico (Machine Learning o ML). Questa manipolazione altera il processo di apprendimento del modello, creando vulnerabilità nascoste, riducendone l’accuratezza o costringendolo a produrre risultati errati.
Secondo le inchieste della testata digitale statunitense Axios e del quotidiano israeliano Haaretz, il governo israeliano ha finanziato una campagna di comunicazione affidata a Clock Tower X, società gestita da Brad Parscale, parte della quale è esplicitamente pensata per influenzare il modo in cui i principali chatbot di IA, tra cui ChatGPT, Claude e Gemini, trattano il conflitto in Medio Oriente.1 L’obiettivo dichiarato è ritrarre Israele sotto una luce più favorevole e contrastare il sentimento negativo online. Il team di Parscale ha creato una rete di siti web con contenuti pensati per alimentare i sistemi di IA con informazioni pro-israeliane.
Chi è Brad Parscale
Brad Parscale è un consulente digitale e stratega politico statunitense, noto per aver gestito le operazioni digitali della campagna presidenziale di Donald Trump nel 2016 e per essere stato manager della campagna di rielezione fino al luglio 2020. Da allora ha continuato a lavorare nel settore della comunicazione politica digitale, ed è oggi alla guida di Clock Tower X.
L’hasbara: propaganda di Stato sotto mentite spoglie
L’hasbara è un termine ebraico che indica gli sforzi di pubbliche relazioni volti a diffondere all’estero informazioni positive sullo Stato d’Israele e sulle sue azioni. Diversi studiosi la descrivono come un eufemismo per propaganda: mentre la propaganda tradizionale si limita a evidenziare gli aspetti positivi di una parte in conflitto, l’hasbara cerca di giustificare le azioni di Israele, siano esse giustificate o meno.2 Già nel 2001, sulle pagine del Jerusalem Post, lo scrittore e politico israeliano Shmuel Katz sosteneva che l’hasbara andasse affrontata «non in maniera improvvisata e occasionale, ma da un dipartimento governativo permanente e autonomo».3
I funzionari israeliani hanno spesso sottolineato l’importanza di plasmare l’opinione pubblica americana per influenzare la politica estera degli Stati Uniti. Lo stesso Netanyahu, in un video ripreso senza che ne fosse a conoscenza nell’insediamento di Ofra nel 2001 e trasmesso da Israel’s Channel 10 nel luglio 2010, dichiarava a una famiglia di coloni che «l’America è una cosa che si può muovere molto facilmente, nella direzione giusta» e che «non si metteranno di traverso».13
Il budget dell’hasbara
Alla fine del marzo 2026 il bilancio dello Stato di Israele ha destinato circa 730 milioni di dollari alla diplomazia pubblica: una cifra che, secondo gli analisti, quadruplica in un solo anno la dotazione dell’hasbara, salita dai circa 150 milioni del 2025.4 Quello stanziamento del 2025 era a sua volta circa venti volte superiore a quanto Israele spendeva per questi scopi prima della guerra iniziata nell’ottobre 2023.4 Una parte cospicua dei fondi è destinata al fronte digitale: circa 50 milioni di dollari sono stati investiti in campagne pubblicitarie su piattaforme come Google, YouTube e X. Altri 40 milioni circa sono stati utilizzati per ospitare circa 400 delegazioni straniere, tra cui influencer, rettori universitari e leader religiosi, con l’obiettivo di costruire una rete di ambasciatori pronti a veicolare la narrativa israeliana nei rispettivi Paesi.4
Hasbara e data poisoning: la strategia di Parscale
La collaborazione tra Israele e Parscale è iniziata nel settembre 2025. Secondo i documenti depositati negli Stati Uniti, Clock Tower X LLC si è registrata come agente straniero per conto dello Stato di Israele, nell’ambito di un accordo del valore di circa 6 milioni di dollari, poi ampliato verso i 9 milioni.1 Il contratto prevede la creazione di contenuti digitali rivolti a un pubblico giovane, con l’obiettivo dichiarato di contrastare l’antisemitismo, e fa esplicito riferimento alla produzione di materiali capaci di orientare il modo in cui i sistemi di IA inquadrano i temi legati a Israele.
Per raggiungere questo scopo è stata creata una rete di almeno undici siti web, ciascuno dei quali dichiara di essere gestito da Clock Tower X per conto dello Stato di Israele.5 Il condizionamento dei modelli avviene tramite tecniche di Generative Engine Optimization (GEO), strategie digitali che rendono alcune fonti selezionate più riproducibili nelle risposte delle macchine.6 Poiché le IA attingono informazioni dal web, basta saturare la rete con una certa narrazione perché i modelli tendano a riprodurla. Una tecnica analoga prende di mira la Retrieval-Augmented Generation (RAG), il meccanismo che collega un modello a fonti esterne per ridurne le risposte inventate: inquinando quelle fonti, se ne alterano le risposte.7
Va detto con precisione cosa è documentato e cosa no. Il contratto è pubblico, l’intento dichiarato di orientare le risposte dei chatbot è scritto nero su bianco. Ma i fact-checker di Snopes hanno escluso che esista un accordo diretto tra Israele e OpenAI, Google o Anthropic, e l’inchiesta del Washington Examiner ha rilevato che, al momento della verifica, i chatbot non citavano i siti della rete di Clock Tower X. Quello che sappiamo, dunque, è il contratto e l’intento; quello che resta da misurare è l’effetto.
Nonostante questi sforzi, un sondaggio del Pew Research Center pubblicato nell’aprile 2026 ha rilevato che il 60% degli americani ha oggi un’opinione sfavorevole su Israele, in crescita di 7 punti rispetto al 53% dell’anno precedente.8
Al momento della pubblicazione delle inchieste di riferimento, né Clock Tower X, né Brad Parscale, né l’ambasciata israeliana negli Stati Uniti avevano rilasciato dichiarazioni pubbliche specifiche sul contratto. Havas Media, l’agenzia tedesca che ha mediato l’accordo, ha confermato il proprio ruolo nei documenti FARA depositati ma non ha rilasciato commenti aggiuntivi.
L’IA e la nuova era della propaganda di Stato
Secondo l’inchiesta del giornalista Omer Benjakob sul quotidiano israeliano Haaretz, questa operazione sarebbe il primo caso documentato in cui un governo mette nero su bianco, in un contratto con un’agenzia esterna, l’obiettivo di orientare le risposte di un’IA conversazionale.9 Né OpenAI, né Anthropic, né Google hanno rilasciato dichiarazioni pubbliche specifiche su questo caso, sebbene tutte e tre le aziende riconoscano il problema strutturale della data contamination.
L’operazione è dichiarata ai sensi del Foreign Agents Registration Act (FARA),10 non clandestina. Ma legalità non significa innocuità: resta una sconsiderata propaganda di Stato che si traveste da informazione neutrale. Un’operazione di questa portata potrebbe essere stata preceduta o seguita da iniziative analoghe di altri Stati: la più documentata è la rete russa Pravda, che secondo l’organizzazione NewsGuard ha immesso in rete milioni di articoli proprio allo scopo di farsi assorbire dai modelli linguistici.11
Un’IA le cui risposte risultassero sistematicamente influenzate da una rete di siti riconducibili a un’operazione di propaganda perderebbe rapidamente credibilità presso il pubblico più informato.
Le possibili contromisure: normativa, industria e cittadinanza
La risposta a questa sfida si articola su tre piani interdipendenti:
- A livello normativo: estendere agli output dei modelli di IA la stessa logica di trasparenza già applicata alle piattaforme social.
- A livello industriale: sviluppare strumenti più sofisticati di provenance tracking, capaci di distinguere fonti autentiche da reti coordinate di influenza.
- A livello civico: promuovere la capacità critica degli utenti nella verifica delle fonti.
Le aziende che sviluppano IA stanno adottando nuove strategie:
- Fact-checking in tempo reale: confrontare i dati con database verificati.
- Ponderazione delle fonti: dare più valore a siti storici e certificati rispetto a siti nati dal nulla.
- Rilevamento della coordinazione: identificare quando un gruppo di siti pubblica contenuti identici o sospettosamente simili nello stesso momento.
La battaglia per la verità nell’era digitale
Questa è una battaglia in gran parte invisibile, che sta ridefinendo il concetto stesso di verità nell’era digitale. Se l’IA diventa il portale principale attraverso cui accediamo alla conoscenza, chi riesce a orientare i dati orienta, di fatto, la nostra percezione del mondo.
Il problema della responsabilità delle Big Tech si gioca su tre fronti critici:
- La fine della neutralità algoritmica: per anni le aziende tech si sono difese dietro l’idea che l’algoritmo fosse neutro. Ma se l’algoritmo è vulnerabile al data poisoning, quella neutralità diventa una complicità passiva, e mina la promessa di fornire informazioni affidabili.
- Trasparenza e citazione delle fonti: le aziende devono garantire che le fonti utilizzate dagli algoritmi siano chiaramente indicate e verificabili.
- Vigilanza sui comportamenti coordinati: come i social media hanno imparato a identificare le reti di bot, le aziende di IA devono sviluppare anticorpi contro il Coordinated Inauthentic Behavior (CIB) applicato ai dataset.12
In Europa, il Digital Services Act (DSA) e l’AI Act si muovono in questa direzione, cercando di imporre alle piattaforme una maggiore responsabilità sistemica. L’idea di fondo è semplice: maggiore è l’impatto sociale di una tecnologia, maggiore deve essere la responsabilità civile e penale di chi la gestisce.
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Le inchieste di riferimento sono quelle di Axios (B. Parscale, Israel, Charlie Kirk and the MAGA influence machine, 30 settembre 2025) e di Omer Benjakob su Haaretz (6 novembre 2025). Il contratto è stato stipulato tramite l’agenzia Havas Media. La rivista di fact-checking Snopes ha verificato e ridimensionato la versione più estrema della notizia, chiarendo che non esiste alcun contratto con OpenAI, Google o Anthropic (Did Israel Sign a Contract with ChatGPT?, 22 dicembre 2025); l’inchiesta del Washington Examiner ha rilevato che, al momento della verifica, i chatbot non citavano i siti della rete. ↩↩
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Sul termine «hasbara» e sul suo uso come sinonimo edulcorato di «propaganda» cfr. la voce Hasbara. ↩
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Shmuel Katz, Tinkering with ‘Hasbara’, The Jerusalem Post, 16 agosto 2001. ↩
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Asaf Elia-Shalev, Israel just quadrupled its PR budget to $730M, experts say it won’t work, Jewish Telegraphic Agency, 29 aprile 2026. La cifra del 2026 (circa 730 milioni di dollari) è di poco superiore al quadruplo dei circa 150 milioni stanziati nel 2025, a loro volta circa venti volte la spesa precedente alla guerra iniziata nell’ottobre 2023. ↩↩↩
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L’inchiesta del Washington Examiner (citata alla nota 1) ha individuato almeno undici siti dichiaratamente gestiti da Clock Tower X per conto dello Stato di Israele. ↩
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Sulla Generative Engine Optimization cfr. P. Aggarwal et al., GEO: Generative Engine Optimization, arXiv:2311.09735. ↩
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Sull’avvelenamento dei sistemi di Retrieval-Augmented Generation cfr. W. Zou et al., PoisonedRAG: Knowledge Corruption Attacks to Retrieval-Augmented Generation of Large Language Models, arXiv:2402.07867. ↩
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Pew Research Center, Negative views of Israel, Netanyahu continue to rise among Americans, 7 aprile 2026 (rilevazione 23-29 marzo 2026). ↩
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Omer Benjakob, AI Hasbara: Israel Pours Millions Into Influencing U.S. Evangelicals in Churches, ChatGPT, Haaretz, 6 novembre 2025. ↩
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Il Foreign Agents Registration Act (FARA) è la legge statunitense del 1938 che obbliga chi svolge attività politiche o di comunicazione per conto di un governo straniero a registrarsi pubblicamente presso il Dipartimento di Giustizia. La registrazione di Clock Tower X è stata depositata il 18 settembre 2025 ed è stata riportata, fra gli altri, da The Hill. ↩
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NewsGuard, A well-funded Moscow-based global network, marzo 2025. La portata reale dell’effetto è discussa: uno studio della Harvard Kennedy School (ottobre 2025) ne ha ridimensionato l’impatto. ↩
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Il termine Coordinated Inauthentic Behavior è stato introdotto da Meta nel 2018. ↩
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Il filmato fu trasmesso il 16 luglio 2010 dal programma This Week with Miki Rosenthal su Channel 10. All’epoca della registrazione Netanyahu era cittadino privato, in pausa dalla politica fra il suo primo (1996-1999) e il suo secondo mandato da primo ministro. Cfr. Al Jazeera, Netanyahu: US easily manipulated, 18 luglio 2010. L’autenticità del video è stata confermata anche da Snopes (Hidden Recording Shows Netanyahu Saying ‘We Must Hit the Palestinians Hard’?, 2 maggio 2024). ↩
Domande?
Il data poisoning è una tecnica con cui contenuti coordinati vengono immessi in rete per influenzare ciò che un modello di IA assorbe in fase di addestramento o di recupero. Nel caso Clock Tower X, l’intento è documentato in un contratto pubblico; l’effetto reale sulle risposte dei chatbot non è ancora stato misurato in modo indipendente.
L’hasbara è un termine ebraico che indica gli sforzi di pubbliche relazioni volti a diffondere una narrativa positiva sullo Stato d’Israele. A differenza della propaganda tradizionale, che si limita a evidenziare gli aspetti positivi di una parte in conflitto, l’hasbara cerca di giustificare le azioni di Israele. Per il 2026 Israele ha destinato a questi scopi circa 730 milioni di dollari, con un forte accento sul fronte digitale.
Le aziende di IA stanno adottando diverse strategie: il fact-checking in tempo reale, la ponderazione delle fonti (privilegiando siti storici e certificati) e il rilevamento dei comportamenti coordinati, come la pubblicazione simultanea di contenuti identici da parte di più siti. Si sta inoltre lavorando su strumenti di provenance tracking per tracciare l’origine dei dati utilizzati dai modelli.
Il Digital Services Act (DSA) e l’AI Act sono due normative europee che mirano a imporre maggiore trasparenza e responsabilità alle piattaforme digitali e ai modelli di intelligenza artificiale. Richiedono alle aziende di garantire la tracciabilità delle fonti utilizzate dagli algoritmi e di adottare misure per prevenire la manipolazione dei dati. L’obiettivo è che le tecnologie con un impatto sociale significativo siano gestite con maggiore responsabilità civile e penale.
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