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America First: il tramonto dell'ordine occidentale e la crisi dell'Europa

In *America First*, Claudio Pini esplora il tramonto dell'ordine occidentale post-Guerra Fredda, la crisi strutturale dell'Europa e il ruolo della propaganda nella geopolitica moderna. Un'analisi documentata che collega economia, energia e psicologia collettiva, invitando a una riflessione critica sul futuro multipolare.

22 maggio 2026 · Adolfo Santoro · IT · 14 min di lettura

America First: il tramonto dell'ordine occidentale e la crisi dell'Europa
Claudio Pini, grafica NB/MZ

Intervista di Adolfo Santoro a Claudio Pini, analista geopolitico e autore del volume America First. Declino europeo, dominio americano e nascita del mondo multipolare.

Claudio Pini è un ex consulente finanziario e studioso dei processi economici e politici che hanno segnato la storia mondiale degli ultimi decenni. Nel 2026 ha pubblicato, attraverso la propria casa editrice indipendente Edizioni Mondo Multipolare, due saggi sul potere globale e sulle trasformazioni geopolitiche contemporanee: Occidente Criminale. Il volto nascosto del potere globale (ora in seconda edizione) e America First. Declino europeo, dominio americano e nascita del mondo multipolare. Le sue analisi sono pubblicate sul blog edizionimondomultipolare.it.

Il titolo e la sua portata storica

Santoro: Il titolo del suo libro richiama direttamente lo slogan di Donald Trump: “America First”. Perché ha scelto proprio questo titolo?

Pini: Ho scelto questo titolo perché ritengo che “America First” non sia semplicemente uno slogan elettorale, ma la sintesi di una trasformazione storica molto più profonda. Trump, al di là della figura politica che può piacere o meno, ha rappresentato la manifestazione esplicita di una crisi interna degli Stati Uniti e dell’intero sistema occidentale.

Per decenni l’Occidente ha raccontato sé stesso come portatore universale di democrazia, diritti e progresso. Tuttavia, dietro questa narrazione, si sono sviluppate guerre permanenti, dominio finanziario, controllo geopolitico e crescenti disuguaglianze sociali.

“America First” rappresenta il momento in cui una parte dell’élite americana ha compreso che il mondo unipolare costruito dopo la Guerra Fredda sta entrando in crisi. Il libro analizza proprio questo passaggio: il declino di un ordine globale e la nascita di un nuovo equilibrio multipolare.

La fine dell’ordine unipolare

Santoro: Nel libro lei parla spesso di “fine dell’ordine unipolare”. Cosa significa concretamente?

Pini: Per oltre trent’anni, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, gli Stati Uniti hanno esercitato una superiorità quasi assoluta sul piano militare, finanziario, tecnologico e culturale. Era il cosiddetto “momento unipolare”.

Oggi quel modello mostra crepe evidenti. La crescita della Cina, il ritorno geopolitico della Russia, l’emergere dei BRICS, la crisi energetica europea e persino la perdita di fiducia interna delle popolazioni occidentali indicano che il mondo sta cambiando rapidamente.

Il problema è che gran parte dell’informazione continua a leggere la realtà con categorie vecchie, incapaci di comprendere la profondità della trasformazione in corso.

Nel libro cerco di mostrare come la crisi economica, energetica e militare dell’Occidente non sia episodica, ma strutturale.

Propaganda e narrazione mediatica

Santoro: Lei utilizza spesso il termine “propaganda occidentale”. Non teme che questa definizione venga considerata eccessiva?

Pini: In realtà credo che il vero problema sia un altro: in Occidente siamo stati educati a pensare che la propaganda esista solo nei paesi rivali.

Ogni grande potenza costruisce inevitabilmente una narrazione funzionale ai propri interessi. Gli Stati Uniti lo hanno fatto attraverso il controllo mediatico globale1, il predominio culturale hollywoodiano, i grandi gruppi finanziari2 e le piattaforme digitali.

Questo non significa negare le responsabilità di altri paesi, ma riconoscere che anche l’Occidente utilizza strumenti di manipolazione dell’opinione pubblica.

Il punto centrale del libro è proprio questo: invitare il lettore a recuperare uno spirito critico indipendente.

L’Europa e la perdita di autonomia

Santoro: Nel libro emerge una critica molto dura nei confronti dell’Europa. Ritiene che l’Unione Europea abbia perso autonomia politica?

Pini: Credo che l’Europa abbia progressivamente rinunciato alla propria sovranità strategica.

La guerra in Ucraina ha rappresentato uno spartiacque fondamentale. Le sanzioni energetiche contro la Russia hanno colpito duramente soprattutto le economie europee, in particolare quella tedesca e italiana, mentre gli Stati Uniti hanno contemporaneamente rafforzato il proprio ruolo energetico e industriale.

L’Europa avrebbe potuto svolgere una funzione di equilibrio tra Oriente e Occidente. Invece ha scelto una subordinazione geopolitica che rischia di trasformarla in un’area economicamente fragile e politicamente irrilevante.

Nel libro tento di spiegare come questa perdita di autonomia abbia conseguenze concrete sulla vita quotidiana dei cittadini: inflazione, energia, lavoro, impoverimento della classe media.

La frattura tra narrazione e realtà

Santoro: Secondo lei perché oggi molte persone percepiscono che “qualcosa non torna” nell’informazione ufficiale?

Pini: Perché esiste una crescente distanza tra la narrazione mediatica e l’esperienza reale delle persone.

Quando i cittadini vedono aumentare il costo della vita, diminuire il potere d’acquisto, crescere l’instabilità internazionale e contemporaneamente sentono raccontare che tutto procede nella direzione giusta, inevitabilmente nasce una frattura psicologica.

Viviamo in una società dove l’informazione è sempre più rapida ma spesso meno approfondita. Le persone percepiscono semplificazioni, omissioni e doppi standard.

Credo che il successo di libri politicamente controcorrente derivi proprio da questa esigenza di comprensione più profonda della realtà.

Manipolazione psicologica e controllo emotivo

Santoro: Nel suo libro emerge spesso il tema della manipolazione psicologica delle masse. Quanto conta oggi il controllo emotivo dell’opinione pubblica?

Pini: Conta enormemente. Ed è uno degli aspetti più importanti del mondo contemporaneo.

La politica moderna non si limita più a governare attraverso le leggi o la forza economica. Governa soprattutto attraverso la gestione delle emozioni collettive: paura, indignazione, senso di emergenza permanente.

La comunicazione continua, i social network, la polarizzazione ideologica e il bombardamento informativo creano cittadini emotivamente reattivi ma spesso poco riflessivi.

Per questo considero fondamentale recuperare tempo per la lettura, l’approfondimento e il pensiero critico. Un libro, ancora oggi, rappresenta uno spazio di libertà mentale.

Energia e geopolitica

Santoro: Nel libro affronta anche il tema dell’energia. Perché considera l’energia così centrale nella geopolitica moderna?

Pini: Perché l’energia rappresenta la base materiale del potere.

Dietro ogni guerra, ogni crisi economica e ogni grande trasformazione geopolitica troviamo quasi sempre il controllo delle risorse energetiche, delle rotte commerciali e delle materie prime strategiche.

Negli ultimi anni l’Europa ha compiuto scelte energetiche estremamente discutibili, aumentando la propria vulnerabilità industriale ed economica.

Molti cittadini non comprendono fino in fondo quanto il costo dell’energia influenzi direttamente il lavoro, l’inflazione, il prezzo del cibo, la competitività delle imprese e il livello generale di benessere.

Nel libro cerco di collegare geopolitica globale e conseguenze concrete sulla vita quotidiana.

La nuova Guerra Fredda e il futuro multipolare

Santoro: Lei ritiene che stiamo entrando in una nuova Guerra Fredda?

Pini: In parte sì, ma con differenze molto importanti rispetto al passato.

Durante la Guerra Fredda esistevano due blocchi relativamente stabili e prevedibili. Oggi il mondo è molto più frammentato e instabile.

La competizione tra Stati Uniti e Cina riguarda economia, tecnologia, finanza, energia, commercio, intelligenza artificiale e controllo delle infrastrutture globali.

Parallelamente assistiamo al ritorno di conflitti regionali, guerre per procura e tensioni sistemiche.

La differenza fondamentale è che oggi tutto avviene in un contesto di forte crisi economica e di crescente sfiducia delle popolazioni occidentali verso le proprie classi dirigenti.

Crisi morale e spirituale dell’Occidente

Santoro: Lei parla di crisi dell’Occidente non solo economica, ma anche morale e spirituale. Cosa intende?

Pini: L’Occidente attraversa una crisi molto più profonda di quella economica.

Per decenni il benessere materiale ha sostituito progressivamente valori collettivi, identità culturale, appartenenza sociale e persino il senso stesso della comunità. Oggi viviamo in società estremamente tecnologiche ma spesso psicologicamente fragili.

La solitudine, la depressione, l’insicurezza esistenziale e la perdita di prospettive stanno crescendo in modo evidente.

Parallelamente assistiamo a una crisi della verità: tutto diventa rapido, superficiale, polarizzato. Le persone faticano sempre più a distinguere informazione, propaganda e manipolazione.

Per questo considero la crisi occidentale anche una crisi antropologica.

Social network: libertà o gabbia?

Santoro: Secondo lei i social network hanno rafforzato o indebolito la libertà di pensiero?

Pini: Paradossalmente entrambe le cose.

Da un lato i social hanno permesso la diffusione di informazioni alternative e la rottura del monopolio informativo tradizionale. Molti temi che un tempo sarebbero rimasti marginali oggi riescono a raggiungere milioni di persone.

Dall’altro lato, però, i social hanno favorito una comunicazione sempre più impulsiva, emotiva e superficiale. L’approfondimento viene sostituito dalla reazione immediata.

Inoltre gli algoritmi tendono a creare “bolle psicologiche”, dove ciascuno riceve conferme continue delle proprie convinzioni.

Questo riduce la capacità di confronto autentico e alimenta una polarizzazione permanente.

Il ruolo delle élite occidentali

Santoro: Nel libro lei sembra criticare fortemente le élite occidentali. Dove ritiene abbiano fallito maggiormente?

Pini: Credo che il fallimento principale sia stato quello di aver separato progressivamente gli interessi delle élite da quelli delle popolazioni.

Negli ultimi decenni molte decisioni economiche e geopolitiche sono state costruite privilegiando la finanza globale, la delocalizzazione produttiva e la concentrazione del potere economico.

Questo ha impoverito vaste aree produttive occidentali e distrutto parte della classe media.

Parallelamente si è sviluppata una comunicazione politica sempre più distante dalla realtà concreta vissuta dai cittadini.

Quando una società perde fiducia nelle proprie istituzioni, si entra inevitabilmente in una fase di instabilità.

La paura come strumento politico

Santoro: Nel libro emerge spesso il tema della paura. Ritiene che oggi la paura sia diventata uno strumento politico?

Pini: Sì, credo che la paura sia diventata uno degli strumenti centrali del potere contemporaneo.

Le società occidentali vivono in uno stato di emergenza quasi permanente: emergenza sanitaria, emergenza climatica, emergenza economica, emergenza bellica, emergenza energetica. Naturalmente molti problemi sono reali, ma il modo in cui vengono comunicati produce spesso una condizione psicologica di ansia continua.

Un cittadino spaventato è più facilmente controllabile, più incline ad accettare limitazioni, sacrifici e decisioni che in condizioni normali contesterebbe.

Nel libro analizzo proprio il rapporto tra crisi sistemiche e gestione emotiva delle masse.

Un invito alla riflessione critica

Santoro: Cosa spera rimanga al lettore dopo aver terminato il libro?

Pini: Spero soprattutto una maggiore libertà di pensiero.

Non pretendo che il lettore condivida ogni mia analisi. Anzi, considero positivo il confronto critico. Tuttavia vorrei che il libro spingesse le persone a porsi domande, a cercare fonti diverse, ad osservare la realtà con maggiore autonomia.

Viviamo in un’epoca in cui il conformismo mediatico e la velocità dell’informazione rischiano di ridurre la capacità di riflessione individuale.

Se il libro riuscirà anche solo in parte a riaccendere curiosità e spirito critico, avrà raggiunto il suo obiettivo.


  1. Per “controllo mediatico globale” si intende qui la concentrazione strutturale. Sei conglomerate statunitensi (Comcast/NBCUniversal, Disney, Warner Bros. Discovery, Paramount, Fox, News Corp.) detengono circa il 90 per cento del mercato mediatico USA con forte proiezione internazionale: Comcast 121 miliardi di dollari di ricavi nel 2024 e proprietaria di Sky (Regno Unito, Irlanda, Germania, Italia); Disney 91 miliardi nello stesso anno; Netflix, sempre statunitense, 301 milioni di abbonati paganti a fine 2024 in oltre 190 paesi (Statista 2024; Walt Disney 2024 Annual Report). Sul versante delle agenzie di stampa, tre nomi alimentano la quasi totalità delle redazioni mondiali: Associated Press (statunitense, 263 sedi in oltre 100 paesi, circa 15.000 testate servite), Reuters (sede a Londra ma parte del gruppo Thomson Reuters sull’asse Toronto/New York, 2.500 giornalisti in 165 paesi, 16 lingue) e l’Agence France-Presse. A questo si aggiunge l’emittenza estera finanziata dal governo USA, raccolta sotto l’USAGM (Voice of America, Radio Free Europe/Radio Liberty, Radio Free Asia, Radio Martí, MBN): budget richiesto di 944 milioni di dollari per l’esercizio fiscale 2024, audience settimanale globale di 427 milioni di persone, 64 lingue (USAGM 2025). La cifra spesso citata del “95 per cento dei flussi informativi mondiali” risale al dibattito NWICO degli anni Settanta e va trattata come cornice storica; la concentrazione attuale resta documentata e misurabile. 

  2. Per “grandi gruppi finanziari” si intendono qui istituzioni reali, dimensione e perimetro pubblicamente documentabili. Tre gestori patrimoniali statunitensi (BlackRock, Vanguard, State Street) sommano a metà 2025 un patrimonio in gestione dell’ordine di 25-30 mila miliardi di dollari, superiore al PIL degli Stati Uniti; risultano il maggior azionista singolo nell‘88 per cento delle società dell’indice S&P 500 e oggi esprimono in media circa il 25 per cento dei voti nelle relative assemblee (Fichtner, Heemskerk e Garcia-Bernardo 2017; Bebchuk e Hirst, BU Law Review 2019). Va precisato che gli asset gestiti restano economicamente di proprietà dei clienti dei fondi: la concentrazione è di potere di voto, non di ricchezza personale. Sul piano bancario, le grandi case statunitensi dominano i mercati dei capitali globali: JPMorgan Chase 4.000 miliardi di attivi, Bank of America 3.300, Citigroup 2.400, con JPMorgan al primo posto mondiale per commissioni di investment banking nel 2024 (S&P Global Market Intelligence). Il motore strutturale è però il dollaro: circa il 58 per cento delle riserve valutarie ufficiali (FMI COFER 2024), presente in un lato dell‘88 per cento di tutte le operazioni di cambio (BIS 2022, 7.500 miliardi di volume giornaliero), impiegato nell‘84 per cento del trade finance mondiale (Federal Reserve 2025). L’infrastruttura tecnica passa per SWIFT (cooperativa belga, 11.500 istituzioni in oltre 200 paesi) e soprattutto per CHIPS, sistema di compensazione di New York gestito da banche statunitensi che regola circa il 95 per cento dei pagamenti transfrontalieri in dollari, ed è la leva tecnica delle sanzioni secondarie americane. Completa il quadro l’oligopolio del rating: Moody’s, S&P Global Ratings e Fitch, tutte con sede statunitense, coprono insieme circa il 95 per cento del mercato globale e il 99 per cento dei rating sovrani (ESMA). 


Domande?

Che cosa si intende per “ordine unipolare” e perché è in crisi?

L’ordine unipolare si riferisce al periodo successivo alla Guerra Fredda, durante il quale gli Stati Uniti hanno esercitato un dominio quasi assoluto su scala globale, militare, economica e culturale. Oggi questo modello è in crisi a causa dell’ascesa di nuove potenze come la Cina, della perdita di fiducia interna nelle società occidentali e delle crescenti disuguaglianze economiche, che ne minano la stabilità strutturale.

Perché l’Europa ha perso autonomia strategica secondo Claudio Pini?

L’Europa ha rinunciato progressivamente alla propria sovranità strategica, soprattutto dopo la guerra in Ucraina. Le sanzioni energetiche contro la Russia hanno indebolito le economie europee, mentre gli Stati Uniti hanno rafforzato il proprio ruolo industriale ed energetico. Questa subordinazione geopolitica rischia di rendere l’Europa un’area economicamente fragile e politicamente irrilevante.

In che modo la propaganda influenza la percezione della realtà?

La propaganda occidentale opera attraverso il controllo mediatico, il predominio culturale e le piattaforme digitali, costruendo narrazioni funzionali agli interessi delle élite. Questo crea una distanza tra la realtà vissuta dai cittadini e la narrazione ufficiale, alimentando sfiducia e polarizzazione. Recuperare uno spirito critico indipendente è essenziale per comprendere la complessità del mondo contemporaneo.

Qual è il ruolo della paura nella politica moderna?

La paura è diventata uno strumento centrale del potere contemporaneo. Le società occidentali vivono in uno stato di emergenza permanente, che genera ansia e rende i cittadini più inclini ad accettare limitazioni e sacrifici. La gestione delle emozioni collettive, come la paura, è oggi uno dei principali meccanismi di controllo politico e sociale.


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