AZIONE, 29.03.2016

CULTURA E SPETTACOLI

Tavolozze teatrali in scena, fra happening e favole.

di Giorgio Thoeni

Nando Snozzi – un artista appassionato, dunque, che dialoga con i protagonisti della nostra scena regionale, che sa mettersi in relazione anche con i complessi progetti di Markus Zohner che per la rassegna «Home» al Teatro Foce di Lugano ha da poco presentato Cappuccetto infrarosso: una rete di sollecitazioni testuali e ipertestuali per uno spettacolo che, come scrive lo stesso Zohner, “non esisterà mai più”.

“La drammaturgia ci ha lasciati, è volata via, si è alzata ad altri livelli: dov’è la drammaturgia in ognuno di noi?”.
Un discorso prende le mosse dalla ben nota favola della bambina che attraversa il bosco per portare la merenda alla nonna, con tanto di lupo, cacciatore e lieto fine. Un classico della cultura popolare che da Perrault ai Grimm ha attraversato nei secoli le paure più intime e inconsce di ognuno di noi. La Markus Zohner Arts Company ha da qualche anno iniziato un percorso nuovo, originale. Abbandonando i paradigmi di una teatralità scontata, ha iniziato a «contaminare» con altri generi i suoi progetti.

Ecco allora che per il suo Cappuccetto Infrarosso chiama in campo l’intervento pittorico di Snozzi, la parola teatrale «calda» di Patrizia Barbuiani, quella più fredda e didascalica di Luca Massaroli, la lettura italo-tedesca di David Matthäus Zurbuchen, la dimensione recitativa appassionata di Luisella Sala e Alessandro Marchetti, la testimonianza di Roberta Nicolò. Ma anche la musica di Gabriele Marangoni (fisarmonica) composta per il violoncello di Lucia D’Anna e per le voci dei soprani Federica Napoletani e Ayumi Togo. Il tutto distribuito su un palco dove l’unica scenografia, oltre all’installazione pittorica, è rappresentata da una serie di tubi al neon sospesi.

Quella di Zohner è una dimensione teatrale dove la parola ha un peso sostanziale, dove l’intreccio discorsivo attraversa schemi narrativi che ammiccano all’avanguardia, al «nonsense», ma anche alla provocazione letteraria, alla critica sociale, ai riferimenti d’attualità (anche quella triste e tragica più recente), alla psicoanalisi e alle tecniche ipnotiche. Un discorso dal fascino molto letterario con qualche slancio teatrale che il pubblico ha saputo seguire e apprezzare applaudendo la numerosa compagine artistica schierata sul palco.