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Proust in Prison – alla ricerca di un tempo perduto C.U.T.!

Band :
Title : C.U.T.! Proust in Prison – alla ricerca di un tempo perduto (work in progress)
Release Date : 08/11/2013
Label : ,

Spettacoli teatrali, presentando il progetto radiofonico RADIO SCATENATA, creato con detenuti del carcere LA STAMPA di Lugano.

Titolo dello spettacolo: Proust in Prison – alla ricerca di un tempo perduto C.U.T.! (Work in progress) | Sottotitolo: ALLA RICERCA DI UN TEMPO PERDUTO | Creazione, durata del progetto: 2013 -2014 | Anteprime: 8 / 9 e 10 novembre 2013, Teatro Foce, Lugano | Autore: Markus Zohner | Attori: Alan Alpenfelt, Markus Zohner | Assistenza: Porzia Zara | Costumi: Valentina Forbicetti | Musica: Gail Priest | Illustrazione: Mattia Martelli | Direzione artistica e regia: Markus Zohner | Produzione esecutiva e coordinamento: Maddalena Massafra | Consulenza e marketing: David M. Zurbuchen | Fotografia e Filmmaking: Patrick Botticchio | Linea grafica: Edy Ceppi | Tecnica audio: Studio XRaY, Lugano | Tecnica luci: IRADIA | Produzione: Markus Zohner Arts Company, Lugano | Target: pubblico adulto | Lingua: Italiano | Destinatari: 20 spettatori per spettacolo

Cent‘anni dopo la nascita della grande opera di Marcel Proust, la Markus Zohner Arts Company legge „Alla ricerca del tempo perduto“ con detenuti del penitenziario LA STAMPA di Lugano.
Nasce un progetto radiofonico e teatrale toccante, di grande impatto e profondità.
„Proust in Prison – alla ricerca di un tempo perduto“ è un progetto artistico sulle grandi domande della vita che è nato da un progetto radiofonico con detenuti del penitenziario LA STAMPA di Lugano: RADIO SCATENATA.

Durante sei mesi, i due ideatori Alan Alpenfelt e Markus Zohner si sono recati al penitenziario LA STAMPA, per sviluppare un progetto di una radio fatta da detenuti.

A conclusione del progetto radiofonico RADIO SCATENATA, la Markus Zohner Arts Company ha voluto presentare al pubblico il risultato del proprio lavoro, dando la possibilità ai detenuti di far uscire la propria voce dalle mura del carcere e portando- la nella società. Quella stessa società che li ha esclusi per un certo periodo di tempo, ma per i quali è anche responsabile.
Si è trattato di un processo artistico e umano importante e lungo, che ci ha portato a capire che non sarebbe stata possibile la “presentazione” di RADIO SCATENATA, senza una messa in gioco di chi fosse venuto ad ascoltare.
È nato, così, il progetto PROUST IN PRISON – Alla ricerca di un tempo perduto, un even- to teatrale “interattivo”, finalizzato a mostrare il percorso svolto all’interno del carcere, con il coinvolgimento diretto del pubblico. Per preservare il contatto tra i partecipanti e la relazione umana, il numero di spettatori è stato limitato a 20 per spettacolo.

Cosa vorrebbero comunicare dei carcerati attraverso questo mezzo al mondo esterno?
Cosa sono le loro visioni rispetto alle domande più urgenti della vita? Che significato prendono per un detenuto lo spazio, il ricordo, l’amore, la morte, il tempo?
Cosa vuol dire dover stare senza le persone e le cose a noi più preziose, e in che maniera cambia lo sguardo sulla libertà una volta che ne siamo privati?

Gli incontri con i detenuti, dal primo momento sono stati molto intensi e profondi, e sono nate delle trasmissioni piene di sincerità, ironia e grande umanità.

Markus Zohner e Alan Alpenfelt raccontano l’esperienza del lavoro radiofonico con i detenuti del penitenziario LA STAMPA di Lugano:

Cent‘anni dopo la nascita della sua più importante opera „Alla ricerca del tempo perduto“, abbiamo scelto la figura di Marcel Proust quale filo conduttore del progetto poiché lo scrittore decise di rinchiudersi in una stanza senza finestre, insonorizzata, in solitudine, rimanendovi per diversi anni per poter dedicare tutta la sua attenzione, concentrazione e forza alla creazione del suo romanzo.
Questa prigionia voluta e forzata gli permise un’introspezione e un’analisi accurata che gli diedero modo di descrivere minuziosamente i suoi ricordi della fanciullezza, i primi amori, momenti intimi, fornendo un affresco singolare dell’epoca.

Abbiamo iniziato a leggere il testo con i detenuti risalendo a momenti particolari descritti dall’autore, come il doversi coricare la sera, bambino, senza la presenza di sua madre, o come il riaffiorare di ricordi intensi attraverso il gusto di una madeleine intinta nel tè.

Attraverso la lettura i detenuti, non prigionieri volontari come Proust, ma uomini catturati che stanno scontando una pena, parlano del loro addormentarsi solitario in cella, ricordano i gusti forti della loro terra, confidano la lotta alla disperazione cupa grazie ai ricordi di una figlia, si interrogano e interrogano gli altri su tutto ciò che li accomuna in questo tempo senza tempo, all’interno di una prigione, e vanno con determinazione, sincerità, autenticità alla ricerca di un tempo perduto.

Fra uomini e donne liberi e uomini imprigionati il filo corre sulle onde radiofoniche di Radio Scatenata per avvicinare due realtà che stanno agli antipodi, che non si toccano materialmente ma che si compenetrano attraverso testimonianze umane.

 

Negli spettacoli, performances, incontri al Teatro FOCE di Lugano, Markus Zohner ed Alan Alpenfelt, presentando il lavoro radiofonico realizzato con i detenuti e prendendolo come punto di partenza, continueranno a porre domande, intercalate dall’ascolto delle testimonianze dei carcerati. Dal progetto Radio Scatenata sono nate riflessioni intense che con la loro apertura e semplicità, ci permettono di vedere il nostro mondo sotto un’altra luce e da una prospettiva diversa, poiché lo sguardo di chi è escluso dalla vita quotidiana, ci induce a ripensamenti insoliti. Gli spettatori entreranno in un contesto tagliato fuori dalla realtà, per due ore avranno libertà condizionata. Alle volte, per vedere, bisogna cambiare punto di vista.

 


 

Travail Anthropologie Théâtrale PROUST IN PRISON Markus Zohner Arts Company

“Le spectateur participant – Comprendre les dynamiques dans l’implication du public à l’aide du spectacle «Proust in Prison : alla ricerca di un tempo perduto» de la Markus Zohner Arts Company”
Zeno Boila: Anthropologie théâtrale et du théâtre / Ethnologie et Géographie, Universitè du Neuchâtel

Pour ce qui concerne mon expérience j’ai trouvé que les questions qui ont touché le plus les participants c’étaient celles sur le fait de quand et pourquoi avoir pleuré. Mais clairement cela dépend de la personnalité et du vécu de chaque personne. Grâce aux questions et aux parties audio j’ai pu noter des participants vraiment émotionnés, en plus aussi de ma partie j’étais très touché par l’expérience. Donc, selon moi, le fait d’impliquer activement le public porte aussi à une très forte stimulation émotive. A la fin du spectacle les acteurs nous ont demandé quoi nous allons faire après, cela pour nous montrer notre liberté d’action ; la liberté que les détenus n’ont pas. Je trouve que cette question était très importante parce que souvent dans notre vie quotidienne nous ne sommes pas conscientes de la liberté que la caractérise. Je trouve impératif le fait de prendre conscience de cette liberté.

 

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