L’Universo raccontato al Longlake Festival: Critica di Rodolfo Foglieni sul Giornale del Popolo del 14 luglio 2015

Cultura – Lugano

L’Universo raccontato al Longlake Festival

14.07.2015
Sette scienziati hanno conversato con Markus Zohner, ne “La creazione del Mondo”, sulla nascita del cosmo e sul cammino dell’uomo.

Markus Zohner e il fisico ticinese Stefano Alberti (foto da zohner.com)

Critica di Rodolfo Foglieni sul Giornale del Popolo del 14 luglio 2015

Nella torrida settimana scorsa, dentro all’afosa Darsena del Parco Ciani, s’è vissuta un’esperienza davvero irripetibile. Nell’ambito del Longlake Festival, sette incontri giornalieri, da programma forse l’evento più singolare ed esaltante dell’intera manifestazione, con astrofisici, fisici, e biologi, alla ricerca dell’origine fisico-intellettuale del tutto che c’era, che c‘è intorno a noi, e che ci sarà. Un ritorno al futuro attraverso il passato, misurato in termini di miliardi di anni, di milioni di chilometri e di masse immense, per scoprire l’origine dei mondi, la nascita della vita, il funzionamento del cosmo, le dinamiche del sistema solare, il fluttuare biologico del nostro pianeta.

Sotto il titolo La Creazione del Mondo, sette brillanti e coinvolgenti chiacchierate, condotte dal poliedrico attore, produttore, fotografo Markus Zohner, hanno fatto sfilare sotto i nostri occhi le devastanti geometrie del Big Bang, la scatenante esplosione della Luce, la vorace attrazione dei Buchi Neri, l’inarrestabile volubilità del Sole, la tormentata costruzione della Terra, lo stupefacente profilarsi della Vita, lo strutturarsi di un sistema di Pensiero.

Non sette conferenze, non sette relazioni, non sette informative dello stato dell’arte, ma sette incontri, dove Zohner immedesimandosi nel pubblico curioso, indossando i panni dell’interessato uomo della strada, interpretando il ruolo di chi si guarda intorno e vuole capire, ha stimolato l’arguta, intelligente, brillante loquacità dei setti scienziati, che, con parole semplici, con paziente espositiva, con dettagliata completezza, hanno svelato i segreti dell’Universo, hanno tracciato le dinamiche del divenire, hanno aperto spaziose finestre nell’indifferente membrana della quotidianità.

 Dall’infinitamente piccolo del batterio, all’infinitamente grande delle galassie, dalla visibilità delle stelle, all’invisibilità dell’idea, dalla certezza della formula matematica, alla precarietà dell’ipotesi, alla coraggiosa ignoranza del perché e del come, i sette hanno spiegato e hanno riflettuto, hanno risposto e si sono interrogati, si sono chinati sul risultato delle loro ricerche e hanno visualizzato il lungo cammino che rimane da compiere.

 Tredici miliardi e rotti di anni la formazione del Cosmo, quattro miliardi e mezzo dalla nascita del Sole, tre miliardi e mezzo l’età della vita sulla Terra, duecentomila anni che l’homo sapiens esiste e forse un miliardo ancora quel che gli rimane da vivere. Cifre vertiginose, prospettive da capogiro, coni d’osservazione in cui è facile perdersi, stupirsi, anche non credere.

È tutto scienza, ma non tutto è necessariamente verità. Cautela, scetticismo, perplessità e meraviglia, queste le reazioni più frequenti del pubblico, di fronte a questo film di parole che avvilisce il sogno, smitizza la leggenda, incrina la filosofia, materializza il dubbio.

La fisica è l’espressione della Natura, è stato detto, la matematica è il linguaggio della fisica, la fantasia la compagna di viaggio inseparabile del ricercatore. Postulati, teoremi, simulazioni, per sistemare convenientemente nella mente umana le categorie meravigliose ed incommensurabili che sfidano la nostra capacità, umiliano la nostra presunzione.

 Dall’astrofisica extragalattica Marcella Carollo, che ci ha raccontato come fu l’inizio, al genetista Edoardo Boncinelli, che ha ipotizzato le origini del pensiero umano, dall’astrofisica spaziale Patrizia Caraveo, che ha vagato all’interno delle forme luminose, dalle Supernovae esplorate dal fisico Giancarlo Ghirlanda, al plasma materiale che sta fuori del nostro pianeta, descritto dal fisico Stefano Alberti, dalle pozze primordiali, visitate dal biologo Ernesto Di Mauro, alla prossima estinzione di massa, ipotizzata dal fisico Frank Raes, il numeroso ed attento pubblico s’è visto passare davanti tutta la storia di noi uomini moderni, attraverso i fenomeni che ci hanno preceduti – cenere di stelle, saremmo – e attraverso le dinamiche di oggi, che ci aiutano a non strisciare, ma che ci impediscono di volare.

 E dov’è Dio, in tutto questo? Nessuno ne ha direttamente parlato, nessuno l’ha negato, nessuno l’ha visto come autore. Sta alla coscienza ed alla Fede, se c’è, di ciascuno, di vederne l’intervento, di crederne la costante presenza accompagnatoria. Forse, lui è stato solo come il bambino che ha dato il calcio al primo sasso, e poi è partita la valanga.

Patrizia Barbuiani e Markus Zohner parlano sulla creazione del loro spettacolo ODISSEA, sulle tournee, i viaggi, le ragioni e i significativi

Ascolta con cuffie!
Patrizia Barbuiani e Markus Zohner parlano sulla creazione del loro spettacolo ODISSEA, sulle tournee, i viaggi, le ragioni e i significativi.

Dal suo esordio lo spettacolo Odissee ha viaggiato per mari e per terra valicando oltre le Alpi anche l’Europa. Lo spettacolo infatti è stato presentato ovunque in Russia fino alla lontana Siberia, nei paesi baltici, in Pakistan, in Armenia, in Iran, in Egitto, in Tuchia, persino nella sua terra natia, la Grecia, ottenendo ovunque ampi consensi di critica e di pubblico.

Informazioni sullo spettacolo ODISSEA qui.

Un’ Odissea semplice e fresca, divertente e stupefacente come non l’avreste mai immaginata. Un esilarante viaggio nel mondo fantastico evocato da uno dei capolavori di Omero.

Questa compagnia teatrale internazionale pluripremiata in tutto il mondo presenta al pubblico una rilettura moderna dell’opera di Omero sul rocambolesco viaggio di ritorno ad Itaca di Ulisse, sulle sue speranze, sulle sue debolezze, sulle sue avventure eroiche ed erotiche nell’affrontare e sconfiggere le insidie delle Sirene, del Ciclope, di Polifemo, di Circe, di Scilla e Cariddi e dei vari pretendenti al trono. Uno spettacolo folgorante pieno di ritmo, movimento, fantasia, originalità, dal quale scaturisce un ritratto inedito sull’eroe acheo, intenso, ironico, umano.

Omero con i suoi due poemi epici Iliade ed Odissea descrive ciò che era reale. Intensamente reale è il mondo esteriore dell’Iliade, così come intensamente reale è il mondo interiore dell’Odissea.
E non è casuale che l’Iliade alluda a un luogo, mentre l’Odissea allude ad un viaggio di un’anima, che è quella di Ulisse.
E’ un intenso, ironico e umano ritratto dell’astuto Ulisse che prende vita con ritmo e movimento attraverso l’intelligenza, la fantasia, l’originalità di una regia godibilissima.


L’ODISSEA si frappone quale esempio di nascita di un’opera letteraria che fissa in una struttura romanzata storie e racconti tramandati fino ad allora oralmente.
L’opera di Omero è stata lavorata, rielaborata, sulla materia si è improvvisato, si è provato e ricercato per riportare in vita figure come Odisseo, Penelope, Telemaco, i Ciclopi, Zeus, Atena, Poseidone, Circe, Scilla, Cariddi, Teresia, le vacche sacre, i Proci e altri ancora e per rievocare spazi come la caverna gigantesca di Polifemo, il mondo sotterraneo dell’Ade, lo stretto di Messina, il mare burrascoso, l’isola Ea ecc. il tutto restando seduti su due sedie, senza requisiti, effetti scenici o sonori, cambi di costumi. L’importanza di effettuare tagli o la costruzione della drammaturgia sono sottomessi ai bisogni legati al nostro stile, al modo di recitare utilizzando soltanto la voce, il corpo, i movimenti, la gestualità, la mimica lavorando con forza sull’immaginazione e il risultato sarà sicuramente un’Odissea finora mai vista o sentita.

 

LA COLPA: servizio a CULT TV, Radiotelevisione della Svizzera Italiana RSI

Il servizio di Patrick Botticchio a CULT TV, Radiotelevisione della Svizzera Italiana RSI

La Markus Zohner Arts Company si è immersa, attraverso tre lavori, nel complesso tema della colpa.
In primo luogo è nata “Radio Scatenata”, progetto radiofonico che ha visto protagonisti alcuni detenuti del carcere La Stampa, i quali hanno affrontato la questione in modo intimo e personale. La seconda tappa, intitolata “Proust in Prison”, si è materializzata dalla necessità di coinvolgere direttamente gli spettatori “liberi” nel progetto Radio Scatenata. Infine, l’ultima fase ha segnato l’approdo al teatro, della compagnia stessa, con uno spettacolo volto ad analizzare, attraverso le esperienze raccolte in penitenziario, la vastità e la complessità dell’argomento.

Una rappresentazione che interroga, che disturba e che dubita.
Cult Tv ne ha indagato la natura.

Per il servizio di CULT TV segui questo link

Newsletter 7 dicembre 2014: Carmelo Rifici su RADIO PETRUSKA | IL MANIFESTO di RADIO PETRUSKA | Ordina il tuo regalo di natale | IL MANIFESTO | Le Chimere

 

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IL MANIFESTO DI RADIO PETRUSKA
Ascolta: IL MANIFESTO DI RADIO PETRUSKA

Markus Zohner: Le verita su e i segreti del primo podcasto culturale indipendente della Svizzera Italiana
(È raccommadato l’ascolto con cuffie.)


Markus Zohner parla sulla ragione d’esistere di RADIO PETRUSKA.
Perchè fondare una nouova stazione radio? Di che cosa deve parlare una radio, oggi, qui?
Pensiamo: per porre domande. Per pensare. Per dubitare, per cercare di capire.
E che struttura ha bisogno? Dove trasmette, come produce, perchè esiste?
 
Ascolta – una città che costruisce un tempio della cultura per 220 milioni di franchi e dovrà spendere 40 milioni di franchi ogni anno per farlo esistere, chiede alle sue compagnie teatrali di ridurre la loro attività, per mancanza di soldi. Create meno. Fate meno. Riducete la vostra attività perchè la città di Lugano non la potrà sostenere con alcune migliaia di franchi dato che ha messo e continua a mettere centinaia di milioni di franchi in un nuovo tempio della cultura. Ed è quel tempio che ci importa, il cemento, il legno, il marmo. Non il contenuto. Nel contenuto non possiamo più investire. Non ci interessa, in verità. Noi vogliamo il tempio. Così possiamo farci credere che ci sia lo spirito.
 
 
È l’inizio.
Ordina i tuoi regali di natale direttamente da noi!<br /> Il libro di un’avventura unica: Alla riscoperta dell’antica Via dell’Ambra – a piedi da Venezia a San Pietroburgo
Ordina i tuoi regali di natale direttamente da noi!

Il libro di un’avventura unica: Alla riscoperta dell’antica Via dell’Ambra – a piedi da Venezia a San Pietroburgo

Markus Zohner Racconta del suo avventuroso viaggio di oltre 4000 chilometri che lo ha condotto attraverso 12 Paesi nel cuore dell’Europa.
Incontri, riflessioni e racconti di questo viaggio escono in prima edizione corredati da centinaia di fotografie in bianco e nero e a colori e da numerose cartine.
La conversazione con il famoso viaggiatore Miroslav Zikmund a Zlín, nel Sud della Moravia, viene pubblicata per la prima volta e in versione integrale.
Edito da FIZZO Photo Book Film / Lugano.
242 pagine, innumerevoli fotografie in bianco e nero e a colori. Rilegato. ISBN: 978-8-890456-07-7

Carmelo Rifici, regista di teatro | Markus Zohner: C.U.T.! The Sense of life

Ecco, ci siamo con la settima puntata di THE SENSE OF LIFE! Nel contesto del suo progetto culturale triennale C.U.T.! la Markus Zohner Arts Company con il suo progetto radiofonico RADIO PETRUSKA – The Sense of Life, dialoga con Carmelo Rifici, regista di teatro e responsabile per la programmazione di Lugano in Scena.
Markus Zohner e Carmelo Rifici parlano sulla necessità di raccontare storie, di fare teatro oggi, in Ticino, in Italia, in Europa.
Le domande vitali vita: la morte, l’arte, i nostri compiti. Carmelo Rifici e Markus Zohner: IL SENSO DELLA VITA
Filippo Genucchi, Signore delle nevi | Markus Zohner: C.U.T.! The Sense of life

Filippo Genucchi, Signore delle nevi | Markus Zohner: C.U.T.! The Sense of life

Nel contesto del suo progetto culturale triennale C.U.T.! la Markus Zohner Arts Company con il suo progetto radiofonico RADIO PETRUSKA – The Sense of Life, dialoga con Filippo Genucchi, l’uomo delle nevi.
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Patrizia Barbuiani, attrice, regista, scrittrice | Markus Zohner: C.U.T.! The Sense of life

Patrizia Barbuiani, attrice, regista, scrittrice | Markus Zohner su RADIO PETRUSKA

 

Patrizia Barbuiani e Markus Zohner dialogheranno sulle possibilità di vedere la morte diversamente dallo scontato, di guardarla con occhi di una comediante alla ricerca del senso della vita.
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Luigi Pedrazzini, ex Consigliere di Stato

Markus Zohner ha incontrato Luigi Pedrazzini per parlare del suo pellegrinaggio verso Santiago de Compostela.
Lasciandosi alle spalle dodici anni di governo, nel 2011 ha intrapreso il Cammino di Santiago de Compostela, percorrendo circa 800 chilometri in 30 giorni e vivendo un’esperienza unica e intensa.
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LE CHIMERE: Reportage dalla Turchia – sulla rotta di Omero nel Mar Mediterraneo | AZIONE N° 49 / 2014
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Luigi Pedrazzini, Markus Zohner, PETRUSHKA, Lorcarno

Online Luigi Pedrazzini su RADIO PETRUSKA | Prima assoluta di LA COLPA, nuova produzione della Markus Zohner Arts Company: 5/6/7 dicembre 2014, Lugano

 

Online da oggi 26 ottobre 2014: Luigi Pedrazzini, ex Consigliere di Stato | Markus Zohner

Ecco la quarta puntata di THE SENSE OF LIFE! Nel contesto del suo progetto culturale triennale C.U.T.! la Markus Zohner Arts Company con il suo progetto radiofonico RADIO PETRUSKA – The Sense of Life, ha incontrato Luigi Pedrazzini per parlare del suo pellegrinaggio verso Santiago de Compostela.
Lasciandosi alle spalle dodici anni di governo, nel 2011 ha intrapreso il Cammino di Santiago de Compostela, percorrendo circa 800 chilometri in 30 giorni e vivendo un’esperienza unica e intensa.
PRIMA ASSOLUTA: 5/6/7 dicembre 2014, Lugano: LA COLPA – PROGETTO TEATRALE INTORNO ALLA FALLIBILITÀ DELL'ANIMA UMANA

PRIMA ASSOLUTA: 5/6/7 dicembre 2014, Lugano:

LA COLPA – PROGETTO TEATRALE INTORNO ALLA FALLIBILITÀ DELL’ANIMA UMANA

Dopo il progetto radiofonico RADIO SCATENATA, che vedeva come protagonisti i detenuti del carcere La Stampa, e dopo lo spettacolo teatrale interattivo PROUST IN PRISON, la Markus Zohner Arts Company, nella sua ricerca teatrale sulla fragilità e sulla fallibilità dell’anima umana, si confronta con una delle domande più essenziali dell’uomo: LA COLPA.
Online: Nando Snozzi, artista | Markus Zohner

Nando Snozzi, artista | Markus Zohner: The Sense of Life

Nel contesto del suo progetto culturale triennale C.U.T.! la Markus Zohner Arts Company ha incontrato l’artista Nando Snozzi.
Domande, idee e risate sull’esistenza del mondo, sull’anarchia, sull’essere artista in una società materialista e sulla dolcezza del vivere.
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PETER SCHIESSER | MARKUS ZOHNER su RADIO PETRUSKA

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Pronta per il download la nuova puntata di The sense of life, incontro con il caporedattore di AZIONE Peter Schiesser. Un dialogo sull’esistenza della vera verità, della falsa libertà, dell’omertà e della ricerca del proprio io.
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Marco Borradori, Sindaco di Lugano | Markus Zohner
La prima puntata di The Sense of Life è online: Markus Zohner incontra Marco Borradori.

I due dialogano sul senso della vita, su come si guida una città, su come si gestisce il proprio essere uomo, come riuscire a dominare tensioni e problemi tra colleghi e avversari politici, come subire…
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Newsletter 01/10: Oggi 9 ottobre vernissage dell’ esposizione con fotografie di Markus Zohner a Lugano | Patrizia Barbuiani in scena questo weekend | Incontro con Nando Snozzi: online da domenica 12 ottobre ore 09:00 su RADIO PETRUSKA |

Oggi 9 ottobre vernissage dell’ esposizione con fotografie di Markus Zohner a Lugano | Patrizia Barbuiani in scena questo weekend | lncontro con Nando Snozzi Online da domenica 12 ottobre ore 09:00 su RADIO PETRUSKA

Settembre 20
Fotografie della serie "LIGHTS" di Markus Zohner

Vernissage:
Fotografie della serie “LIGHTS” di Markus Zohner al LUF di Lugano

Giovedì 9 ottobre 2014: vernissage dell’esposizione “La vita e il tempo vissuti come arte a 360°“, con una serie di fotografie di Markus Zohner „LIGHTS“, con disegni dell’artista Claudio Taddei e con diversi designer italiani.
L’esposizione rimarrà aperta il 10 e l’11 ottobre 2014.
WORDS IN PROGRESS: Patrizia Barbuiani in Romeo & Giulietta a Lugano: venerdì 10, sabato 11 e domenica 12 ottobre 2014

WORDS IN PROGRESS: Patrizia Barbuiani in Romeo & Giulietta a Lugano: venerdì 10, sabato 11 e domenica 12 ottobre 2014

Venerdì 10, sabato 11 e domenica 12 ottobre 2014 Patrizia Barbuiani presenterà il suo attuale spettacolo “WORDS IN PROGRESS: Patrizia Barbuiani in Romeo & Giulietta“, con Patrizia Barbuiani e Gabriele Marangoni…

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Peter Schiesser RADIO PETRUSKA The Sense of Life Markus Zohner Arts Company

Newsletter II/09: PETER SCHIESSER | MARKUS ZOHNER su RADIO PETRUSKA: C.U.T.! THE SENSE OF LIFE | Esposizione con fotografie di Markus Zohner a Lugano | Patrizia Barbuiani in scena, rassegna HOME | Video

 

 

PETER SCHIESSER, CAPO REDATTORE DI AZIONE | MARKUS ZOHNER: C.U.T.! THE SENSE OF LIFE

PETER SCHIESSER | MARKUS ZOHNER su RADIO PETRUSKA:
C.U.T.! THE SENSE OF LIFE

Pronta per il download la nuova puntata di The sense of life, incontro con il caporedattore di Azione Peter Schiesser. Un dialogo sull’esistenza della vera verità, della falsa libertà, dell’omertà e della ricerca del proprio io.
RADIO PETRUSKA mette in discussione, ed è alla ricerca di ragionamenti, di riflessioni, di una verità personale, artistica e soprattutto umana in grado di arrivare al centro di questioni vitali per l’esistenza.
RADIO PETRUSKA inizia la sua attività con “C.U.T.! The Sense of Life”, una serie di dodici intensi dialoghi sul senso della vita, con persone importanti nel mondo della cultura e della politica.
RADIO PETRUSKA è un Audio Arts Project della Markus Zohner Arts Company.

Vernissage: Fotografie della serie “LIGHTS” di Markus Zohner al LUF di Lugano

Giovedì 9 ottobre 2014: vernissage dell’esposizione “La vita e il tempo vissuti come arte a 360°“, con una serie di fotografie di Markus Zohner „LIGHTS“, con disegni dell’artista Claudio Taddei e con diversi designer italiani.
L’esposizione rimarrà aperta il 10 e l’11 ottobre 2014.
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WORDS IN PROGRESS: Patrizia Barbuiani in Romeo & Giulietta in ottobre a Lugano!

Venerdì 10, sabato 11 e domenica 12 ottobre 2014 Patrizia Barbuiani presenterà il suo attuale spettacolo “WORDS IN PROGRESS: Patrizia Barbuiani in Romeo & Giulietta“, con Patrizia Barbuiani e Gabriele Marangoni…
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PRIMA ASSOLUTA: LA COLPA – PROGETTO TEATRALE INTORNO ALLA FALLIBILITÀ DELL’ANIMA UMANA

Venerdì 5, sabato 6 e domenica 7 dicembre 2014: Prima assoluta dello spettacolo LA COLPA di Markus Zohner…
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Newsletter settembre 2014: RADIO PETRUSKA online | Marco Borradori ospite di “The Sense of Life” | Audizione per attori | Patrizia Barbuiani in scena | Video di Apocalypse 2072 online

Settembre 2014
LA NUOVA VOCE DALLA SVIZZERA ITALIANA

 

La Markus Zohner Arts Company oggi lancia un nuovo concetto di comunicazione, in forma di podcast, scaricabili dal web, che si propone di esplorare i grandi temi dell’esistenza umana, di ricercare ragionamenti, riflessioni e una verità personale.
RADIO PETRUSKA mette in discussione, ed è alla ricerca di ragionamenti, di riflessioni, di una verità personale, artistica e soprattutto umana in grado di arrivare al centro di questioni vitali per l’esistenza.
RADIO PETRUSKA inizia la sua attività con “C.U.T.! The Sense of Life”, una serie di dodici intensi dialoghi sul senso della vita, con persone importanti nel mondo della cultura e della politica.
RADIO PETRUSKA è un Audio Arts Project della Markus Zohner Arts Company.

ONLINE DA OGGI: C.U.T.!
THE SENSE OF LIFE

RADIO PETRUSKA inizia la sua attività con C.U.T.! The Sense of Life, una serie di dodici intensi dialoghi che sviscerano il senso della vita, che scavano nei grandi temi dell’esistenza umana per indagare attraverso domande ‘taglienti’ cosa ci sia in fondo all’animo umano.

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Marco Borradori, Sindaco di Lugano | Markus Zohner

La prima puntata di The Sense of Life è online da OGGI, domenica 14 settembre 2014, ore 09:00: Markus Zohner incontra Marco Borradori.

I due dialogano sul senso della vita, su come si guida una città, su come si gestisce il proprio essere uomo, come riuscire a dominare tensioni e problemi tra colleghi e avversari politici, come subire…
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Audizione per la nuova produzione LA COLPA: si cercano tre attori.
AUDIZIONE PER LA NUOVA PRODUZIONE LA COLPA: SI CERCANO TRE ATTORI.
Il 24 settembre alle 09:30 la Markus Zohner Arts Company organizza un’audizione per attori maschi fra i 20 e i 60 anni. Cerchiamo attori professionisti, dunque accademia / formazione terminata, che hanno…

WORDS IN PROGRESS: PATRIZIA BARBUIANI IN ROMEO & GIULIETTA

 Venerdì 10, sabato 11 e domenica 12 ottobre 2014 Patrizia Barbuiani presenterà il suo attuale spettacolo “WORDS IN PROGRESS: Patrizia Barbuiani in Romeo & Giulietta“, con Patrizia Barbuiani e Gabriele Marangoni…

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INTERVISTA DI PATRIZIA BARBUIANI ONLINE: WORDS IN PROGRESS – ROMEO & GIULIETTA

Patrizia Barbuiani a Radio Petruska racconta del suo nuovo lavoro teatrale WORDS IN PROGRESS – Romeo & Giulietta, in scena nei teatri in Svizzera e in Italia.

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VIDEO ONLINE: APOCALYPSE 2072 | END.BEGIN

Il video è online.

APOCALYPSE 2072 | end.begin è uno spettacolo tragicomico, veloce, lento, poetico, radicale, sincero, brutale e dolce. Uno spettacolo musicale, con musica spettacolare che avrà una fine, avrà un inizio.
 Niente sarà come è stato.
..

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Intervista con Patrizia Barbuiani: WORDS IN PROGRESS – Romeo & Giulietta | RADIO PETRUSKA

In occasione dei suoi spettacoli a Lugano il 10, 11 e 12 ottobre 2014 a Lugano, Patrizia ha dato un’intervista a Radio Petruska, nella quale racconta del suo nuovo lavoro teatrale WORDS IN PROGRESS – Romeo & Giulietta, in scena nei teatri in Svizzera e in Italia.

Informazioni su Patrizia Barbuiani, sulla compania teatrale TEATROX e sulla produzione a http://www.barbuiani.com.
Informazioni sugli spettacoli a Lugano attraverso questo link.

Testo e interpretazione
PATRIZIA BARBUIANI
Composizione esecuzione musica
GABRIELE MARANGONI

Costumi SETTIMA BONELLI
Scenografia MARTIN WIESER
Luci ANDREA COSENTINO
Fotografia FIZZO Photo Book Film
Video ALESSANDRO PREMOLI
Intervista con Patrizia Barbuiani: WORDS IN PROGRESS – Romeo & Giulietta | RADIO PETRUSKA

Produzione
TEATROX | Markus Zohner Arts Company

Novgorod Mali Theatre Markus Zohner NZZ

Alter Baum mit jungen Zweigen – Das König-Festival für junges Theater in Nowgorod

Entgegen ihrem Namen ist die Stadt Nowgorod (zu Deutsch: die neue Stadt) sehr alt: als Siedlung wird sie um 850 erwähnt; vom 11. bis zum 15. Jahrhundert öffnete sie als Hauptstadt eines riesigen Staatsgebildes von der Ostsee bis zum Weissen Meer und vom Ural bis zum Grossfürstentum Litauen ein Fenster nach Europa. – Die in Lugano stationierte Markus-Zohner-Theater-Compagnie war in Nowgorod zu Gast: «Neu» sind dort heute, im Vergleich zu grossen Teilen Russlands, die Theaterformen.


 

Ihr seid müde? Wir Russen sind nie müde – wir können arbeiten, arbeiten, arbeiten. Nur die, die aus dem Westen kommen, sagen: Wie müde ich bin. Einen Russen habe ich das nie sagen hören!

Hier in Nowgorod, 180 Kilometer südöstlich von St. Petersburg, hat der Himmel die hohe, durchsichtige, baltische Bläue. Dreieinhalb Stunden fährt man von St. Petersburg, immer geradeaus, immer Richtung Moskau, immer durch diese russische Landschaft, die tatsächlich unendlich scheint. Ab und zu ein Marktflecken, Dörfer aus windschiefen Holzhäusern. Irgendwann dann Industrie, die zu Wohnquartieren wird, Nowgorod, auf Deutsch: die neue Stadt.

Ja, müde. Vor Sonnenaufgang Lugano verlassen, Schneesturm in Zürich, besorgte Gesichter im Flugzeug, als die Pilotin nach Stunden des Wartens in den matschigen Himmel abhob. Müde; aber vielleicht können wir doch noch das Theater anschauen, mit dem Techniker die Notwendigkeiten für unsere Vorstellungen durchgehen, über das Festival sprechen . . . Nadezhda lacht.

Nadezhda, auf Deutsch: die Hoffnung.

Sie ist Direktorin des Mali-Theaters, des «Kleintheaters» von Nowgorod. Zweifelnde Schweizer Gesichter: Was bitte ist hier klein? Fast 400 Zuschauer passen in den Saal, auf der Bühne könnte man problemlos einen Tennisplatz einrichten. Wieder lacht Nadezhda: Es ist klein im Vergleich zum Drama-Theater, dem grossen Haus, dem Betongebilde, das über 1000 Zuschauer fasst, mit einer Bühne wie ein Fussballplatz und einer grossen, alten Schauspieltruppe. Das Mali-Theater ist jung. 1990 gegründet von Nadezhda Alexeeva und von der Stadt getragen, mit einer dreizehnköpfigen Truppe, deren ältestes Mitglied gerade die vierzig überschritten hat. Junge Spieler, die auf der Suche sind, begierig nach Neuem, hungrig nach Austausch, Kontakt mit Fremdem, Anderem.

Das Gewicht der Tradition

Auch das König-Festival für junges Theater ist anders: Kleiner als vergleichbare Festivals in Jekaterinburg oder Samara, hat es nicht den Anspruch, das gesamte junge Theater Russlands zu zeigen und den Theaterinteressierten einen einwöchigen und fast schlaflosen Theatermarathon zu bieten, sondern bleibt überschaubar – man kennt und grüsst sich, sieht sich wieder, kommt ins Gespräch.

Dennoch versammeln sich in Nowgorod die Theater aus allen Ecken des Riesenlandes, reisen sie sogar vier Tage aus Nyagan inmitten der russischen Taiga und nicht unweit vom nördlichen Polarkreis an, um am Festival teilzunehmen. Aber hier sind sie ausgewählt, handverlesen: junge Regisseure, die neue Wege gehen, Theater, die die eingefahrenen klassischen Strassen verlassen. Es geht um die Suche. Nowgorod, die neue Stadt.

Das Theater in Russland ist wie ein enormer Baum: tief verwurzelt in der Kultur des Landes und in der Seele der Menschen, mit alter, knorriger Rinde, ein Stamm wertvollsten Holzes, nur noch langsam wachsend, spärlich junges Holz treibend, berechenbar blühend, imponierend und den Wildwuchs in anderen Ländern müde belächelnd. Spricht man mit russischen Regisseuren von Theater, ist Stanislawski gemeint, sein methodisches System der Schauspielkunst ist mehr als Gesetz, fast heilige Schrift. Russisches Theater ist Stanislawski, und Stanislawski ist russisches Theater. Hier liegt eines der grössten Probleme, einer der Gründe, weshalb dieses Theater uns so seltsam alt anmutet, ein melancholisches Seufzen der Grossmutter, die sich an ihren ersten Liebhaber erinnert: Wie jede Methode ist auch diejenige Stanislawskis abhängig von ihrer menschlichen Umsetzung, von der Übersetzung der vor langem geschriebenen Worte in heutige Taten.

Regisseure in Russland sind Priester der grossen russischen Theatergötter: Tschechow, Puschkin, Gogol, Tolstoi, Turgenjew. Sie sprechen und handeln im Namen dieser Genies; und ihre Texte so treu wie möglich nach Stanislawskis Methode auf die Bühne zu bringen – was immer das heissen mag -, sehen sie als heilige Pflicht. «Das ist nicht Tschechow!», schimpft ein Regisseur laut, wenn der Schauspieler in den Proben einen Hut aufsetzt statt der vorgeschriebenen Mütze.

Doch der Regisseur, alleiniger Eingeweihter, ist nicht wirklich frei, sondern agiert wie ein Monarch von Gottes Gnaden, der willkürlich handelt, sich aber in diesem Handeln ständig auf die grossen alten Götter beruft. Das Ergebnis ist purer Chauvinismus. Die Regisseure in Russland sind, wie die Priester in den grossen Religionen der Welt, ausnahmslos Männer.

Lust am Spiel

Fast ausnahmslos: Nadezhda ist eine der ganz wenigen Frauen, die nicht nur Regie führen, sondern dazu noch die künstlerische Leitung eines Theaters übernommen haben. Und man sieht ihren Aufführungen an, dass hier eine andere Freiheit herrscht, ein anderer, neuer Geist weht: Theater ist auch Spiel. Aufführungen für Kinder zum Beispiel werden intelligent gemacht und bereiten Gross und Klein wirkliche Freude. Während in Jekaterinburg «Marquis de Sade» für Jugendliche aufgeführt wurde und nach der dritten Pause und dreieinhalb Stunden von den 600 nur mehr 16 Zuschauer im Saal waren, ist in Nowgorod das Theater überfüllt bei der Mali- Theater-Produktion «Der Zauberschatz» von Petr Malyarewski. Kinder wie Erwachsene sind glücklich über die Freude der Schauspieler, über das Vergnügen der Inszenierung, über die Kostüme der Palastwachen, die wunderbar Angst machen.

Nadezhda sagt, sie werde sehr angegriffen von Kollegen wegen dieser Produktion: Der japanisierende Stil der Inszenierung ist völlig frei erfunden, aus theatralischen Assoziationen entstanden statt aus akademischem Studium – man merkt den Schauspielern den Spass an, japanische Lautmalerei zu kreieren, ihre Figuren phantasiejapanisch gehen, sitzen, kämpfen zu lassen; und man spürt, dass hier, zart und unendlich wertvoll, ein Element wieder auftaucht, das heute im russischen Theater sicher nicht durch Stanislawski, doch durch die häufig so verbissene Umsetzung seiner Theorie beinahe verloren gegangen ist: das Spiel. Hier spielen die Schauspieler vergnügt mit ihren Figuren, die Truppe spielt mit der Truppe, die Regisseurin spielt mit dem Stoff, mit dem Text, mit Kostümen und den Schauspielern.

Glückliche kleine und grosse Gesichter verlassen nach endlosem Applaus und Jubel den Saal, und glückliche Spieler stehen dort oben auf der Bühne, verbeugen sich wieder und wieder.

Das Theater hat sich über Jahrzehnte kaum entwickelt in Russland. Seit ein paar Jahren indessen ist Bewegung zu spüren. Eine freie Theaterlandschaft in unserem Sinne existiert zwar noch kaum; die Entwicklung muss im Innern der vorhandenen Strukturen ablaufen. Aber neuerdings wagen junge Regisseure kleine, häufig zaghafte Schritte weg von einem überalterten, verknöcherten System, spriessen junge Pflanzen zwischen mächtigen Steinblöcken hervor.

Frauen wie Nadezhda haben es nicht leicht: Ihre Versuche, neue Wege zu gehen, werden von Kritikern und Kollegen immer wieder harsch angegriffen. Als Frau auf reinem Männerterrain wird sie halb ignoriert, halb belächelt. Doch ihr Theater ist voll, ihre Compagnie geschlossen und hervorragend eingespielt, ihr Festival wächst; und die grossen, alten Traditionen werden hier bereichert mit Lust an Spiel und einer Suche nach Unkonventionellem. Noch findet keine Revolution statt – doch dem grossen, alten Baum werden hie und da junge, neue Zweige in die knorrige Rinde gesetzt, die andere Blüten tragen, frisch und unberechenbar.

«Erinnere Dich», ruft Nadezhda zum Abschied und lacht, «die Hoffnung stirbt immer zuletzt!»

Markus Zohner

 

(Dieser Artikel ist am 20. August 2001 in der Neuen Zürcher Zeitung erschienen, PDF hier)

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Interview mit Rolf Boysen in INDEPENDENT THEATRE N° 2

Im Jahr 1998 haben wir den grossen Schauspieler Rolf Boysen zu einem Gespräch in München getroffen. Das Interview wurde in der Zeitschrift INDEPENDENT THEATRE gedruckt. Hier die Ausgabe als PDF.

Der Beginn des Artikels:

Rolf Boysen, 1920 in Flensburg geboren und seit 1978 (wieder) an den Münchner Kammerspielen engagiert, gehört zu den wichtigsten Schauspielern des deutschsprachigen Raumes.

Eine Vielzahl von Rollen hat er in seinem langen Theaterleben gespielt, hat mit Regisseuren wie Kortner, Lietzau, Dorn, Piscator, Schweikart und Langhoff gearbeitet.
Jemand hat einmal gesagt, gute Schauspieler seien wie guter Wein; sind sie schon gut in jungen Jahren, werden sie im Laufe der Zeit beständig besser.

Wir hatten, aus Geburtsgründen, nicht die Gelegenheit, Boysen als jungen Schauspieler zu sehen; jetzt aber ist es für uns jedes Mal eine Sensation, ihn zu erleben. Es gibt keinen Schauspieler, der mehr fasziniert: Sprache wird zu Bild, Worte bilden Raum; Rhythmus, Kraft, Energie verdichten sich zu einem Leuchten, das dem Zuschauer Türen öffnet, wo er niemals welche vermutet hätte. Ob als König Lear, Borkman, als Dorfrichter Adam oder als Amenhotep in Achternbuschs Meine Grabinschrift: Wenn Rolf Boysen auf der Bühne steht, werden Sprache und Körper zu einer Einheit, Theater wird zu Bild, und, endlich zu einer Freude, wie man sie nur selten findet.
Es gibt nicht viele Theateraufführungen, die man glücklich verläßt. Spielt Boysen, kann man sich auf Theater verlassen.

 

Der große Mime im Gespräch über Behandlung von Sprache, über Theaterkrise und das Lachen 

 

Herr Boysen, Ihre schauspielerische Arbeit steht weit über der so vieler Anderer:
Wie nähern Sie sich einer Rolle?

Boysen: Ja, wie gehe ich eine Rolle an? Nun, das dürfte wohl sehr verschieden sein.
Es ist ja klar, daß man an Die Grabinschrift von Herbert Ach- ternbusch anders herangeht als an den Kurfürst in Kleists Prinz von Homburg oder, noch deutlicher, an den Lear. Der Kurfürst entsteht ja sehr aus der Sprache. Lear weniger, oder, sagen wir, nicht so zwingend aus der Spra- che selbst, sondern da muß man schon zurückgreifen auf ganz elementare innere menschliche Situationen.

Und auf eigene Lebensanschauungen, vielleicht könnte man es so sagen.

Insofern unterscheidet es sich, an welche Rolle man herangeht. Aber rein technisch fängt es ja zunächst mal damit an, daß man sie liest, und schon bei Lesen entdeckt man Ecken, bei denen man sich vorstellen könnte, daß es eventuelle Höhepunkte sein könnten. Oder man entdeckt in der Sprache Dinge, wo man meint, man könne dort etwas aufblühen lassen- zum Beispiel bei der Grabinschrift gibt es so Stellen. Und genau das muß man aber tun, denn man könnte die Grabinschrift nicht spielen, wenn man sie nicht sprachlich so behandeln würde. Es wäre ja sehr langweilig, wenn man sie nur so runterlesen würde.

Beim Lear ist das ganz anders – dort ist es die Situation, die sich aus der Handlung ergibt, und die diese wahnsinnigen menschlichen Eruptionen hervorbringt, während der Kurfürst ja sehr streng sprachlich geführt ist (der Prinz von Homburg ist vom Anfang bis zum Schluß im fünffüßigen Jambus geschrieben), da ergibt sich vieles aus der Sprache.

Trotzdem muß man aber schon eine innere Anschauung zu der Figur haben.
Gerade beim Kurfürst ist das ganz wichtig, weil es in gewissem Sinne ja auch eine politische Figur ist. Nun muß man sehen, was die Überhand gewinnt: Ist es ein ganz politisches Stück, oder ist es ein Stück über Traum, oder ist es ein Stück über Staatsführung – da muß man sich schon entscheiden.

Es ist immer ein Unterschied zwischen dem, was man sich im Innern klarmacht, und dem, was man spielt; man darf ja nicht alles herauslassen.

Für mich ist der Kurfürst, trotz der Menschengüte, die er zeigt, ein Unmensch, indem er dem Prinzen von Homburg den Traum wegnimmt- also das Menschlichste, was einer hat. Aber er weiß nicht, daß er ein Unmensch ist, er hält sich für einen sehr guten, väterlichen Landesvater.

So ist es sehr verschieden, wie man an die Rollen herangeht. Ich bin ein verhältnismäßig Langsamer, das dauert seine Zeit, es muß sich langsam entwickeln.

Was mich immer wieder fasziniert hat, wenn ich Sie auf der Bühne gesehen habe, ist, daß Sie, im Gegensatz zu den meisten anderen Schauspielern vor allem auch Ihrer Generation, sehr stark körperlich arbeiten – in jeder Ihrer Rollen…
Körper–Theater ist ja heute eine große Mode, allerdings sieht man häufig, daß hier die Inhalte viel zu kurz kommen. Nicht so bei Ihrer schauspielerischen Arbeit: Sprache und Körperlichkeit bilden eine Einheit und führen so zu einer niegesehenen Durchlässigkeit.

Boysen: Es freut mich, wenn Sie das sagen, allerdings kann ich es nicht beurteilen, denn ich sehe mich ja nicht selbst.

Allerdings halte ich das, was Sie sagen, für sehr wichtig, ich denke, so muß es sein.
Die Körperlichkeit ohne Sprache ist ekelhaft aufdringlich – wenn sie nicht selbst zu einer sehr hohen Kunst gebracht wird.

Ich weiß an jeder Stelle ganz genau, was ich tue und warum ich es tue.
Die Körperlichkeit ist total kontrolliert, es entstehen keine unbewußten Dinge.
Und das halte ich für wichtig, denn Sie müssen ein Ziel haben – und diesem Ziel versuche ich zu folgen.

Die Welt, in der Sie arbeiten, ist vollkommen verschie- den von der, in der ich mich bewege: Sie sind seit vielen Jahren an einem festen Haus, den Münchener Kammerspielen beschäftigt, sind also in ein Ensemble eingebunden.
Nun ist ja jeder Schauspieler auf der Bühne existentiell auf seine Kollegen angewiesen, auf seine Mitspieler.
Sie können sich aber Ihre Mitspieler nicht aussuchen, und ich kann mir vorstellen, daß das nicht immer einfach ist.
Haben Sie einen Weg gefunden, mit dieser Problematik umzugehen (sicher haben Sie das!), und wie sieht der aus?

Boysen: Ich habe da keine Schwierigkeit. Ich glaube, die Münchener Kammerspiele, an denen ich engagiert bin, sind eines der wenigen Theater, an denen es noch ein echtes Ensemble gibt, in dem sich die Mitarbeiter seit vielen Jahren kennen.
Manche machen dies den Kammerspielen zum Vorwurf, sagen, das Ensemble hätte jetzt Staub angesetzt, aber das muß man einfach durchstehen, irgend- wann wird denen das dann von selbst zu langweilig, das dauernd zu behaupten. Ich habe da überhaupt keine Schwie- rigkeiten; ich wüßte nicht einen Einzigen in den Kammerspielen, mit dem ich nicht spielen möchte.
Und wenn man dann noch Holtzmann und mich als Beispiel nimmt – wir sind ja dauernd beieinander, wir sitzen auch noch in der Garderobe nebeneinander, die Nähe geht schon fast ins Uferlose.

Natürlich kennen wir uns schauspielerisch sehr gut, wir kennen uns auch körperlich sehr genau, wir wissen ja um jedes Augenzucken des Anderen; ich halte das für einen großen Vorteil. Allerdings ist das natürlich Teil des Berufes, also Schauspielerei. Wir sind uns im Grunde fremd, ich verkehre privat nicht mit einem Einzigen meiner Bühnenkollegen.

Die Kammerspiele scheinen da tatsächlich eine Ausnahme zu sein. Häufig jedoch, wenn ich in ein Theater gehe, merke ich, daß die Schauspieler, die da gemeinsam auf der Bühne stehen, keine gemeinsame Arbeit tun: Jeder wurschtelt isoliert vor sich hin, sagt seinen Text zwischen die Augen des Anderen und wartet auf sein Stichwort, um weiterreden zu dürfen.
Aber das, was Theater überhaupt erst zu etwas Lebendigem macht, nämlich der Fluß von Energie auf der Bühne, geschieht überhaupt nicht.

Boysen: Sie haben Recht. Es hat hier aber zwei positive Gegenströmungen gegeben: Auf der einen Seite wirklich langjähriges Ensembletheater wie die Münchener Kammerspiele, auf der anderen Seite eine Bildung von freien Gruppen, so zum Beispiel die um Ariane Mnouchkine oder um Peter Brook. Dort ist ein Kern entstanden, der geblieben ist, und so haben diese Gruppen unglaubliche Dinge vollbracht (…)

Fortsetzung hier (Seite 2 ff)

 

 

 

 

Markus Zohner traf Rolf Boysen 1998 in München, hier ist das geamte Interview im PDF.

 

 

 

 

 

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