Come ogni anno a questo punto festeggiamo la nostra Supernova – l’esplosione stellare che 4,5 miliardi anni fa ha fatto nascere il nostro sistema solare e, con esso, gli elementi e le molecole dei quali siamo fatti. Ha passato l’energia perfetta per noi al nostro Sole, ha dato la spinta ai nostri pianeti e ha sfornato le combinazioni chimiche dei nostri sassi, dei sali, dei carboni.
Siamo grati a quest’evento unico – unico perché importante per noi, ma nella sua frequenza più che quotidiano nell’Universo.
Ci inchiniamo davanti a quest’impulso enorme, ci inginocchiamo davanti alla morte, all’ultimo atto, distruttivo e spettacolare, del ciclo evolutivo di quella stella massiva. E balliamo e cantiamo in lode alla sua energia enorme, liberata attraverso la sua esplosione, che l’ha fatta diventare una stella rinascente così luminosa da splendere più di una intera galassia.
Supernova nostra! Ci hai dato tutto e ti siamo infinitamente grati per aver ricevuto da te molecole, energia e tempo, per aver la possibilità di godere di questo minuscolo momento di vita cosciente. Ti dobbiamo quest’attimo infinitesimamente piccolo che ci permette, per la duratura di un lampo, di aprire gli occhi sul mondo, su quello che siamo, su quello che é stato, sull’Universo.
E di poter creare – sempre essendo coscienti della piccolezza della nostra esistenza e di quella del nostro contributo. 
Santa Supernova! Ti siamo anche grati perché ci fai vedere le dimensioni giuste: che siamo una muffa su un pianeta con acqua abbastanza e temperature favorevoli per farci nascere, crescere e prolificare. Non siamo niente di speciale, anche se ci piace pensarlo, come ci piace poi dedurre da questo pensiero un poco arrogante che ci deve essere un’entità magnifica che ci ha voluti. Un’entità che poi ci fa torturare e uccidere un signore inchiodandolo a due legni in croce, il tutto per farci credere che esiste una vita eterna. Non c’è. Né entità. Né vita eterna.
Supernova! Oggi tutte le campane hanno cantato in tua gratitudine per averci regalato questa immensa fortuna: di poter vivere questo enorme, questo minuscolo attimo.
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